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Il professor Moffa e la cappa dell'odio e dell'ignoranza


Il professor Moffa e la cappa dell'odio e dell'ignoranza
09/10/2010, 12:10

Alla fine il rettore dell'Università di Teramo non ha avuto problemi: ha assegnato zero crediti al Professor Claudio Moffa, reo di avere idee diverse da quelle che sono ammissibili per legge, in modo da azzerare le presene al suo corso. Intendiamoci, "ammissibili per legge" imposta da estremisti comunisti, sionisti ed altri malfattori ed ignoranti vari. Anche io, che in questi giorni sto affrontando la vicenda, sto facendo il pieno di insulti, per questa vicenda.
Eppure il concetto è semplice, e si riassume in una semplice frase: articolo 21 della Costituzione, primo capoverso, che recita "tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione". Non è specificato: "A condizione che la cosa stia bene agli estremisti sionisti e comunisti".
Il problema è che anche la storia è un affare politico. Ci sono molte "verità", definite storiche ma che in realtà sono affermazioni politiche, contraddette dai fatti storici. Una di queste è proprio l'idea affermata dal professor Moffa, che mette in dubbio le cifre dell'Olocausto e l'esistenza dei campi di sterminio. In questo caso non ci sono dati certi, ci sono indizi che vengono usati come base per fare delle valutazioni. Ora, chi dice che la valutazione di Tizio sia più valida di quella di Caio? Ancora peggio: con che diritto si afferma che Caio non può esprimere le sue valutazioni solo perchè in contrasto con quelle di Tizio? All'estero, ci sono Paesi come la Francia, l'Austria e la Germania dove questo odio per la ricerca storica arriva all'assurdo che è reato affermare che la verità cosiddetta "storica" non è tale. Nessuno ne parla, ma è una palese violazione dei più elementari diritti dell'individuo.
Invece, parlando dell'Italia e volebdo fare un altro esempio di attualità, possiamo parlare di Garibaldi. Ancora è considerata verità "storica" la barzelletta dell'eroe Garibaldi e dei 1000 patrioti in camicia rossa che arrivano a Marsala e si trovano l'intera popolazione meridionale pronti a sostenerli contro i cattivissimi borboni. Peccato che è tutto falso. Chiunque si sia documentato, ricorrendo a qualcosa di diverso dalle tante storielline che gli ufficiali di quell'esercito di 40 mila mercenari scrissero per pararsi il posteriore, sa che non fu affatto così. I garibaldini erano quasi tutti stranieri, soprattutto tedeschi ed ungheresi. Arrivarono su ben più di tre navi, sbarcando anche una riserva di armi e munizioni notevole (nell'attacco il Regno di Sardegna ci mise ogni moneta che riuscì a trovare e fece cospicui prestiti); poi calarono sulla Sicilia e sul sud Italia come una banda di lanzichenecchi, bruciando, distruggendo, uccidendo e violentando, fino ad arrivare a Napoli e poi a Capua. E così, approfittando della debolezza militare della terza potenza economica dell'epoca (il Regno delle Due Sicilie era secondo solo ad Inghilterra e Francia), misero fine al più tecnologicamente avanzato regno europeo, degradandolo al ruolo di colonia del Regno di Sardegna, ruolo che il sud occupa anche oggi.
Si tratta di casi che prendo ad esempio, ma ce ne sono tanti. In entrambi i casi non contano i fatti storici, ma c'è un interesse politico a che una certa verità emerga. Entro certi limiti, la cosa mi sta anche bene. Ma perchè non è possibile parlarne? Perchè è così illecito discuterne? Io per esempio non condivido le idee di Moffa, per me sbaglia come sbaglia la verità ufficiale. Per me la cifra di 6 milioni di ebrei e di 15-20 milioni di non ebrei (di cui nessuno parla, perchè ovviamente i non ebrei non hanno una lobby in grado di condizionare i governi degli altri Paesi nè hanno uno Stato etnico su base razzista, come è Israele) è esagerata, ma i campi di sterminio sono esistiti, purtroppo. Ma perchè non discuterne? Prendiamo Moffa, il sottoscritto, un sionista, qualcun altro che abbia posizioni intermedie e ne discutiamo. Questo avviene in un Paese civile. Ma più passa il tempo e più si vede che in Europa e in generale nel mondo occidentale parole come "diritti" contano sempre di meno.

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di Antonio Rispoli
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