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Il ritorno di un eroe, il ritorno di un assassino


Il ritorno di un eroe, il ritorno di un assassino
21/04/2011, 09:04

Ieri mi ha gettato un'ombra di angoscia un fatto che è successo: il quasi totale silenzio dei mass-media sul fatto che sia tornata in Italia la salma di Vittorio Arrigoni. Quasi nessun Tg ne ha parlato, oggi i quotidiani che ho potuto vedere riportano il fatto in un trafiletto, seminascosto in fondo alle pagine di cronaca (come si suol dire, vicino ai necrologi). Naturalmente, niente telecamere all'arrivo all'aeroporto, niente autorità, niente di niente. Oggi ci sarà l'autopsia del corpo e domenica i funerali nel suo comune di nascita. Il tutto in maniera anonima, come se fosse una persona qualunque. Eppure Arrigoni ha fatto una cosa veramente eroica: ha messo se stesso tra i fucili degli israeliani e la povera gente palestinese che cercava di pescare o che raccoglieva prezzemolo. Accettare il rischio di sacrificare la propria vita, sperando semplicemente che il cecchino di turno non intendesse rischiare qualche problema del suo governo con i mass-media internazionali (perchè questo è il rischio peggiore che corre Israele quando attacca i civili palestinesi, e lo si sa in tutto il mondo) è un vero gesto eroico. Io non so quante persone sarebbero capaci di fare altrettanto.
E invece chi sono gli "eroi", che hanno i titoloni in prima pagina, e tutte le autorità pronte? Sono i soldati. Persone che solitamente usano le armi per uccidere. E, a dispetto di tutta la retorica militarista che ammorba l'aria dal 2002, con i nostri soldati che hanno invaso l'Iraq e l'Afghanistan, con scuse come "esportare la democrazia" e "aiutare la popolazione". In realtà i nostri soldati sono sempre stati utilizzati per l'unica cosa per cui esistono i soldati in tutto il mondo: combattere. Oh, certo, i soldati occidentali uccidono solo i cattivi terroristi (in Iraq) e i cattivi talebani (in Afghanistan). Peccato che in entrambi i casi, ad attaccare i soldati siano quelle persone che - vuoi perchè hanno avuto un lutto personale causato dai soldati nemici, vuoi perchè ci sono altri motivi di astio verso gli invasori - la mattina lavorano e cercano di sfamare la loro famiglia. Insomma, sono quei civili che ufficialmente l'esercito dice di difendere. Su una rivista tipicamente militare (RID) circa un anno fa lessi la notizia che secondo dati ufficiali, i nostri soldati in Afghanistan hanno ucciso tra i 1500 e i 2000 civili. Ed è ovvio che si tratta di una stima notevolmente più bassa del vero. Quando per esempio un mortaio da 120 millimetri spedisce il suo proiettile a qualche chilometro di distanza, è difficile contare quanti sono i morti solo guardando i frammenti umani disseminati nel raggio di svariati metri dal punto in cui il proiettile è esploso. Oppure, quando da un elicottero in volo il mitragliere spara su chi sta a livello della strada, non può certo discriminare tra civili innocenti e gli altri: sparano e basta. E poi dicono che erano tutti talebani armati. Noi non abbiamo un Wikileaks che mostri i video tratti dai nostri elicotteri di attacco, come è stato fatto per gli americani. Quindi non sappiamo con quanto discernimento i nostri soldati sparino sugli obiettivi.
Eppure queste persone, quando poi vengono uccise, ricevono un trattamento mediatico con tutti gli onori: Presidente della Repubblica e Ministri all'aeroporto ad attendere la salma, insieme alle telecamere; telecamere anche in Chiesa, durante il funerale, l'intero governo - a cominciare dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ne decanta le qualità; e così via. Ma un soldato non è mai un eroe.
Mi viene in mente un episodio di un fumetto poco conosciuto in Italia, intitolato "Il destino di Kakugo". Il protagonista è Kakugo, che combatte contro i nemici, usando una particolare tecnica di arti marziali e una armatura di potenziamento. Ad un certo punto, parlando con una ragazza, che è la coprotagonista, le dice: l'arte marziale che uso, non potrà mai fare altro che uccidere e lasciare dietro di sè una scia di morti; ma a ricostruire devono essere persone gentili e con un gran cuore come te. Beh, si può dire una cosa del genere anche qui: il soldato non potrà mai fare altro che lasciare dietro di sè una scia di morti; ma chi può ricostruire, sono i veri eroi, le persone dal cuore grande, come Arrigoni, ma come anche i tanti appartenenti a Ong e movimenti pacifisti che nel mondo hanno solo le loro mani per opporsi ai fucili e ai cannoni dei soldati.

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di Antonio Rispoli
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