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Il silenzio sui referendum al Concertone del Primo Maggio


Il silenzio sui referendum al Concertone del Primo Maggio
02/05/2011, 11:05

In nome di una falsa par condicio, la Rai, secondo quanto riferito dagli organizzatori, ha preteso da tutti i cantanti che sono saliti sul palco di piazza San Giovanni per il Concertone del Primo Maggio la firma ad una liberatoria che imponeva loro di non dire nulla sui referendum che si svolgeranno il 12 e il 13 giugno. Ora, volendo prendere in buona fede la Tv di Stato (e ci vuole una buona dose di coraggio) c'è da chiedere come si può violare la par condicio, semplicemente parlando del fatto. E' stato tragicomico, ad un certo punto vedere il conduttore Neri Marcorè, pronunciare la parola referendum e poi chiedere ad alta voce: "Si può dire la parola referendum, no? Non ho detto nè sì nè no".
Il punto è che se per violazione della par condicio intendiamo una diversa quantità di tempo dedicata al sì e al no, questo accadrà per forza. Perchè purtroppo, chi è contro i referendum (quindi chi vuole le centrali nucleari e l'acqua come fonte di guadagno per i soliti noti) non ha il coraggio di fare campagna elettorale per il no. Dato che la maggioranza degli italiani, se venisse informata, voterebbe sì, allora il governo si è limitato a dare ordine a Tv e giornali di non parlare di queste cose, in modo di unire il naturale astensionismo (del 30-40%) al fatto che la gente non sa neanche che il 12 giugno ci sarà un referendum. Ordine che viene rispettato: si parla delle varie bazzecole, delle dichiarazioni di questo o quel politico, ma mai dei tre argomenti legati al referendum. E quindi si è deciso di non parlarne neanche in una circostanza che si sapeva sarebbe stata seguitissima come il Concertone del Primo Maggio.
Ed è questa cappa di silenzio ai limiti dell'omertà che bisogna sconfiggere. Ma come fare per battere l'onnipresente potere di condizionamento che hanno la TV e i giornali? Le notizie sul referendum circolano su Internet, che però è frequentato da una piccola parte della popolazione italiana (circa il 10%). Resta un 90% che riceve pochissime informazioni o che ha una idea, più o meno vaga, di questi quesiti referendari. E quindi, cosa si può fare? La domanda difficile è questa, una domanda a cui i cittadini non possono dare risposta. Anche perchè la Rai sta volutamente ostacolando l'informazione su questi punti: a 45 giorni dal referendum, nessun regolamento è stato ancora approvato, sulla campagna referendaria. Quindi sulle tre reti Rai possono benissimo dire: non abbiamo istruzioni, non possiamo agire.

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di Antonio Rispoli
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