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Il Vaticano contro un cadavere


Il Vaticano contro un cadavere
19/06/2010, 20:06

Vergognoso articolo uscito oggi sull'Osservatore Romano, dedicato alla morte del premio Nobel Josè Saramago. O sarebbe meglio dire, dedicato all'insulto gratuito contro lo scrittore. Si può leggere l'articolo riportato sull'edizione on line del quotidiano del Vaticano a questo link, ma il contesto è di odio. Le sue opere vengono definite come "un intento inventivo che non si cura di celare con la fantasia l'impronta ideologica d'eterno marxista; un tono da inevitabile apocalisse il cui perturbante presagio intende celebrare il fallimento di un Creatore e della sua creazione". E poi continua: "per quel che riguardava la religione, uncinata com'è stata sempre la sua mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico:  se Dio è all'origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l'effetto di ogni causa. Un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza. Prerogative, per così dire, che ben avrebbero potuto nascondere un mistero, oltre che la divina infinità delle risposte per l'umana totalità delle domande. Ma non per lui".
Naturalmente le critiche sono più dure verso i due romanzi che nei titoli richiamano la Bibbia. Il primo è "Il Vangelo secondo Gesù", romanzo del 1991, che nell'articolo viene descritto come una "sfida alla memorie del cristianesimo di cui non si sa cosa salvare se, tra l'altro, Cristo è figlio di un Padre che imperturbato lo manda al sacrificio; che sembra intendersela con Satana più che con gli uomini; che sovrintende l'universo con potestà senza misericordia. E Cristo non sa nulla di Sé se non a un passo dalla croce; e Maria Gli è stata madre occasionale; e Lazzaro è lasciato nella tomba per non destinarlo a morte suppletiva. Irriverenza a parte, la sterilità logica, prima che teologica, di tali assunti narrativi, non produce la perseguita decostruzione ontologica, ma si ritorce in una faziosità dialettica di tale evidenza da vietargli ogni credibile scopo". L'altro è Caino, edito pochi mesi prima della sua morte, definito un "romanzo-saggio sull'ingiustizia di Dio, parodiante antilettura biblica". E poi la chiusa finale: "Saramago è stato dunque un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo. Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle "purghe", dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi".
Ora, che la Chiesa ce l'avesse con Saramago per il suo spirito dissacrante, non solo nei romanzi citati, ma in generale per tutta la sua opera, non è una novità. Eppure, cosa può spingere una persona - e non mi riferisco solo all'estensore materiale dell'articolo, ma anche a chi l'ha pensato e chi l'ha autorizzato - ad inveire contro un morto? Non tanto per gli insulti in sè, quanto per il fatto che sono fatti verso chi non si può difendere. "Maramaldo, tu uccidi un uomo morto", dice Torquato Tasso. Ma qui si tratta di buttare palate di letame su un cadavere fresco di giornata.
Personalmente ho sempre considerato ipocrisia il "nihil motuum nisi bonum" (Dei morti non si dice niente se non le cose buone). Se uno è un criminale e un delinquente, non è la morte che lo fa diventare un santo. Una delle frasi più idiote che mi sono sentito rivolgere, quando si è parlato del nostro intervento in Afghanistan (che io critico e criticherò sempre in quanto è un attacco ed una invasione di un Paese che non ci aveva attaccato) è stato che non si può parlar male dei nostri soldati "perchè là sono morti da eroi". Ma per Saramago non stiamo parlando di nulla del genere. Stiamo parlando di una persona che può benissimo essere criticata per i suoi libri; a chi piacciono e a chi no. Ma non ne può essere in nessun caso villipeso il cadavere.

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di Antonio Rispoli
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