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Il Veneto a Strasburgo:"Qui i crocifissi restano in aula"

VENEZIA - La sentenza della Corte Europea ha scatenato un vero e proprio putiferio d’opinioni contrastanti all’interno del nostro paese. Oltre ad accogliere positivamente la richiesta di Soli Lautsi e di suo marito Massimo Albertin di eliminare il crocifisso dalle aule della scuola media “Vittorio De Feltre”, a Strasburgo è stato anche decretato il pagamento di una multa di 5000 euro per i “danni morali” subiti dai figli dei coniugi ben 7 anni orsono (la vicenda risale infatti al 2002).
Il governo Italiano, tramite Maria Stella Gelmini, ha già annunciato che presenterà ricorso alla sentenza. Oltre alll’aspetto meramente formale, un autentico vespaio d’indignazioni ha colpito la decisione della Corte. Dure le parole del ministro del Welfare Sacconi che parla di “un duro colpo alla coabitazione europea” e di Franco Frattini che ha definito il provvedimento come  “un attacco mortale all’Europa dei valori e dei diritti”.
Intanto dal Veneto parte una vera e propria opera di secessione dall’Unione Europea. La prima a prendere la parola è Francesca Zaccariotto; presidente leghista della Provincia di Venezia. La sua dichiarazione ha il sapore della sfida: “Ci denunci chi vuole, que¬sta vergognosa sentenza non troverà mai applicazione nelle nostre aule”. Almeno in Veneto, dunque, dove sussistono forti radici cristiane, questa sentenza della corte non solo scandalizza ed infastidisce ma rischia di essere cagione di enormi ed ulteriori contrasti. Un provvedimento che, partorito in nome della convivenza tra culture e religioni diverse, rischia di cadere nel paradosso devastante di favorire scontri anche molto aspri tra cristiani ed atei.
A chi poi dovesse credere che sia solo lo spirito svelatamente anti-islamico dei leghisti a produrre reazioni di sdengo, vanno presentate le reazioni e le dichiarazioni di numerosi ed influenti personaggi politici di sinistra. Il consigliere della Rete Civica Marco Zabotti, commenta infatti molto criticamente la scelta dei burocrati di Strasburgo e parla di una misura che può scaturire soltanto da “un malinteso senso di tolleranza e di rispetto delle convinzioni personali può indurre a parlare di violazione di diritti”. Ancora più duro è il da sempre laicissimo Diego Bottacin (Pd) che parla di “Una sentenza completamente priva di senso, perché il crocifisso non è solo il simbolo di chi è credente, ma ha una connotazione ben più ampia, riconosciuta a livello culturale e non solo religioso”. Insomma, a conti fatti e con un po’ di sano senso della realtà nella saccoccia, non si può fare a meno di notare come, per accontentare le richieste di qualche ateo poco tollerante, si rischi di scuotere traumaticamente un paese che, come l’Italia, resta comunque ancora ancorato alla religione Cattolica e poco disposto ad affrontare
un’imposizione “laica” che poco si distanzia dalla violenza dei vari integralismi religiosi giustamente osteggiati.

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