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Il monito: "Vogliamo ricevere misure concrete"

Ilva, Bruxelles: "Insoddisfatti dalle risposte dell'Italia"

"Autorità italiane non ci hanno fornito altre informazioni"

Ilva, Bruxelles: 'Insoddisfatti dalle risposte dell'Italia'
09/04/2013, 20:17

ROMA - Indicare il nome del garante, la data in cui è stato nominato, che informazioni ha raccolto e quali eventuali criticità ha segnalato. Fornire informazioni sugli impegni presi e gli investimenti preventivati per decontaminare la zona. Segnalare i casi in cui, a partire dall'ottobre 2012, sono stati superati i limiti delle emissioni. Informare sulle misure adottate o previste per riparare al danno ambientale. Tutto questo con uno specifico avvertimento: sull'Ilva Bruxelles “desidera ricevere aggiornamenti sulle misure concrete”. Sono le richieste contenute in un documento che la Commissione Europea, Direzione generale ambiente, ha inoltrato alle autorità italiane il primo marzo scorso. Un documento “Eu-Pilot”, che - va detto - non costituisce un contenzioso, ma che in ogni caso enumera una serie di punti di non poco conto. L’avvocato Sergio Torsella, intervenuto nell'udienza pubblica sulla legge salva-Ilva in Corte Costituzionale in rappresentanza di un’azienda agricola danneggiata, ne ha depositato copia al termine del suo intervento e la Corte lo ha acquisito. Nell'atto c’è un passaggio che riguarda la direttiva europea sulla responsabilità ambientale: una disposizione - ricorda Bruxelles - che “E’ applicabile al caso in esame nella misura in cui sia stato causato un danno significativo a risorse naturali (suolo, acqua, specie e habitat naturali protetti) mediante l'esercizio dell'impianto dal maggio 2007” e che “sarà in particolare applicabile in caso di rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana” derivante dall'alterazione dell'ambiente. “Se sono soddisfatte le condizioni di cui sopra - rileva il documento della Commissione Ue - l'esercente dell'impianto Ilva è oggettivamente responsabile del danno, il che significa che gli errori o le negligenze da parte sua non devono essere dimostrati, ma è sufficiente verificare l'esistenza del nesso di causalità tra l'attività e i danni”. In quel caso, l'Ilva sarebbe “obbligata alla riparazione (ripristino) delle risorse naturali danneggiate”. Nel documento, Bruxelles manifesta “insoddisfazione rispetto a quanto ricevuto” dalle autorità italiane il 12 febbraio 2013, una risposta “giunta dodici giorni dopo la scadenza del termine, a seguito del sollecito inviato dalla Commissione in data 11 febbraio”. L'Ue sottolinea che le autorità italiane “non hanno fornito ulteriori informazioni” per quanto riguarda la “attuazione concreta” del decreto legge varato a dicembre sull'Ilva, “i dati del monitoraggio” richiesti “adducendo la spiegazione che i dati pertinenti non sono ancora disponibili”. Poi formula una serie di istanze, invitando a rispondere entro il termine di 4 settimane. Si chiede anche di sapere “se sono attualmente in corso procedimenti innanzi all'autorità giudiziaria italiana”. Risposte che di per se‚ il governo sta provvedendo a dare, sottolinea il ministero dell'Ambiente sul proprio sito, ricordando anche i costanti contatti con il Commissario Ue all'Ambiente Potocnhik.

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di Valerio Esca
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