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“Se difesa dei lavoratori è reato sono colpevole”

Ilva, chiesto rinvio a giudizio per Vendola


Ilva, chiesto rinvio a giudizio per Vendola
06/03/2014, 20:39

Rinvio a giudizio per i 50 indagati. È la richiesta che la Procura della Repubblica del Tribunale di Taranto ha inviato al giudice per le udienze preliminari, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale dell'Ilva e sulle presunte pressioni che sarebbero state esercitate per ammorbidire i controlli sullo stabilimento siderurgico. La richiesta di rinvio a giudizio è giunta anche per il patron dello stabilimento siderurgico Emilio Riva e per il governatore della Puglia Nichi Vendola. L'accusa nei confronti del governatore è di concorso in concussione aggravata.

Secondo l’accusa, il leader di Sel avrebbe esercitato pressioni sul direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, anche lui indagato per favoreggiamento personale. L’inchiesta vede indagate altre 3 società.

Tra gli indagati ci sono, inoltre, anche i figli di Riva Nicola e Fabio, l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, il responsabile relazioni esterne Girolamo Archinà, l'ex presidente del consiglio di amministrazione Bruno Ferrante, l'ex presidente della Provincia Gianni Florido, l'attuale sindaco Ippazio Stefano, il deputato ed ex assessore regionale Nicola Fratoianni, l'assessore all'Ambiente in carica Lorenzo Nicastro, funzionari ministeriali, regionali, altri politici locali, un sacerdote, un docente universitario, altri ex dirigenti del siderurgico e il cosiddetto 'governo ombra' dell'Ilva.

''Nonostante il dolore e la tristezza che provo in questo momento, non intendo mutare lo stile con cui ho reagito, sempre, a iniziative giudiziarie che mi chiamavano in causa. Persino quando ci si sente feriti e umiliati da una grande ingiustizia, non bisogna mai perdere fiducia nella forza della giustizia''. È quanto  dichiarato da Nichi Vendola

''Per decenni - ha aggiunto - a Taranto nessuno ha visto niente e troppi hanno taciuto. Io no. Per decenni gli inquinatori hanno comprato il silenzio e il consenso politico, sociale e dei media. Con regali, finanziamenti, forniture, subappalti e favori. Io no. I miei collaboratori no''.

"Abbiamo difeso la fabbrica e i lavoratori. Se questo è un reato sono colpevole - ha sottolineato ancora Vendola - Ma abbiamo agito nel rispetto di quei principi costituzionali che ci prescrivono di contemperare beni e diritti fondamentali per i cittadini, come salute e lavoro. Questo è il preciso dovere di chi governa, anche affrontandone le responsabilità e le conseguenze più dolorose''.

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di Erika Noschese
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