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Il Ministro: "Conflitto tra il TAR e la procura di Taranto"

Ilva, Clini: "Se si spegne la fabbrica sarà la fine"

"Il mercato dell'acciaio non aspetta"

Ilva, Clini: 'Se si spegne la fabbrica sarà la fine'
14/08/2012, 16:47

ROMA – L’area a caldo dell'Ilva di Taranto non si può spegnere. Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. “Se si chiude l'impianto a caldo finisce l'Ilva - ha sottolineato - ci vogliono 8 mesi per spegnere tutto, più altri mesi eventualmente per farlo ripartire. Nel frattempo il mercato dell'acciaio non aspetta. Si possono fare interventi progressivi, come nella manutenzione dei grandi impianti spegnendo parti dell'area a caldo ma continuando la produzione”. Secondo Clini, tenere aperti gli impianti serve anche a garantire la bonifica ambientale: “Chiudere gli impianti vuol dire intanto iniziare una vertenza, fra azienda e magistratura ma anche con i lavoratori, che non si sa quando finirà - spiega Clini - inoltre verrebbe a mancare la spinta della produzione per stimolare gli interventi privati sul risanamento, e sicuramente non ci potrà essere un intervento pubblico. Tenere aperta la produzione dell'Ilva vuol dire anche tenere aperto il risanamento ambientale”. 

CONFLITTO TRA TAR E PROCURA
“C’è un evidente conflitto tra le decisioni del Tar e quelle della procura di Taranto”. Lo ha affermato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini durante un'audizione alla Camera. “Il Tar considera troppo severe le indicazioni dell'autorizzazione integrata ambientale - ha sottolineato Clini - la procura invece le considera inadeguate. Questo dimostra che non c’è il Governo che si scontra con la magistratura, ma ci sono valutazioni diverse anche all'interno dei settori della magistratura stessa”.  Clini ha ricordato che il Tar aveva accolto parzialmente il ricorso dell'azienda contro l'Autorizzazione ambientale garantita dal ministero nel 2011: “Il tribunale aveva accolto nel merito alcune delle eccezioni dell'Ilva, secondo cui le richieste erano eccessive anche nei confronti delle direttive europee. In seguito l'azienda era ricorsa al Tar dopo la mia decisione di riaprire la procedura di autorizzazione, e solo dopo la nomina di Ferrante alla presidenza l'azienda ha deciso di rinunciare ai ricorsi”.

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di Valerio Esca
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