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Clini: “Non c’è un piano B”

Ilva, rischio cassa integrazione per 8 mila dipendenti


Ilva, rischio cassa integrazione per 8 mila dipendenti
23/01/2013, 20:40

TARANTO – Si fa sempre più drammatica la situazione dell’Ilva. Se entro pochi giorni non ci saranno risoluzioni positive, l’azienda siderurgica sarà costretta a mettere in cassa integrazione circa 8 mila dipendenti. È quanto avrebbe dichiarato dal presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ai sindacati. Intanto si fa largo l'ipotesi che la procura di Taranto possa spostare su somme di danaro o su un deposito cauzionale il blocco dei prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva sottoposti a sequestro dal 26 novembre. È un'ipotesi a cui starebbero lavorando il governo e la procura tarantina. Lo sblocco dei prodotti riguarderebbe almeno la merce deteriorabile.
“Non abbiamo un piano B se la Consulta dovesse dire che la legge 231 è incostituzionale. Questa non è una officina meccanica”. Lo dichiara il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, rispondendo ad un giornalista che chiedeva se il governo abbia un piano alternativo se la Consulta dovesse dichiarare incostituzionale la legge Salva Ilva. La procura di Taranto, intanto, ha espresso parere negativo all'istanza di dissequestro 'vincolato' dei prodotti finiti e semilavorati presentata ieri dai legali dell'Ilva. Nell'istanza la vendita dei prodotti era finalizzata al pagamento degli stipendi. Istanza e parere sono stati inviati al gip per la decisione. 

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di Erika Noschese
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