Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Azienda chiude ingressi con le catene

Ilva, sciopero ad oltranza. Saltata commessa americana

“Non accetteremo che siano i lavoratori a pagare"

Ilva, sciopero ad oltranza. Saltata commessa americana
17/01/2013, 17:40

Ancora sciopero all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. A proclamare questo sciopero ad oltranza è stata la Fim-Cisl, chiedendo anche l’appoggio di Uilm-Uil e alla Fiom-Cgil. Il sottosegretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, spiega che il sindacato dei lavoratori operante nelle imprese metal meccaniche è, ancora una volta, sulla linea del commissariamento dell’acciaieria. E intanto i tre sindacati chiedono che vengano rispettate le leggi a favore dell’azienda.
L’Ilva potrebbe fermarsi improvvisamente e tutti i lavoratori uscire dai cancelli e bloccare le strade. Alta la tensione tra i circa quindicimila lavoratori impegnati nello stabilimento siderurgico. Ieri a Milano si è tenuto un Consiglio d’amministrazione del gruppo Riva  e, non è molto lontana la possibilità che l’azienda rimetta – nelle prossime ore – tutti i dipendenti in libertà.
La situazione è precipitata quando, lo scorso 26 luglio, il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha firmato l’ordinanza di misure cautelari nei confronti dei Riva e dei vari dirigenti locali della più grande acciaieria d’Europa. Da allora, nonostante una legge che dovrebbe aiutare in qualche modo l’azienda, Ilva è sempre di più a rischio.
Proprio oggi, la Cassazione  ha negato la scarcerazione di patron Riva, del patriarca Emilio, di suo figlio Nicola e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, tutti e tre agli arresti domiciliari. E nelle stesse ore, il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, ha lanciato un messaggio disperato: “In attesa della decisione della Corte Costituzionale, occorre applicare la legge: non accetteremo da nessuno che siano i lavoratori a pagare. Chiameremo presto i lavoratori alla mobilitazione”. Il 13 febbraio, la Consulta deciderà se accogliere o meno il conflitto di attribuzione sollevato dalla Procura di Taranto e dovrà fissare la discussione sui profili di costituzionalità della legge sollevati dal Riesame e dal gip Todisco.
Fino alla decisione della Corte Costituzionale, il milione e mezzo di tonnellate di semilavorati sequestrati alla fine di novembre, rimarranno nei depositi, nei piazzali dello stabilimento. Eppure il Parlamento aveva approvato un emendamento che sbloccava la merce sequestrata, nel momento in cui stava trasformando in legge il decreto “salva Ilva”. Ma non è servito a nulla e adesso l’azienda che deve investire almeno 4 miliardi nelle opere previste dall’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, per rendere gli impianti compatibili con l’ambiente e la salute dei cittadini, non ha liquidità da spendere. Anche gli stipendi del 13 febbraio sono a rischio mentre stanno saltando le commesse internazionali, non potendo onorarle. La prima, quella americana, è già saltata. Adesso tocca a quella irachena.

Commenta Stampa
di Erika Noschese
Riproduzione riservata ©