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Il duro atto d’accusa del Consiglio d’Europa

Immigrati: “Italia principale responsabile di 63 morti”

La denuncia: ci fu mancato soccorso al barcone

Immigrati: “Italia principale responsabile di 63 morti”
29/03/2012, 18:03

STRASBURGO – Il Consiglio d’Europa non ha dubbi: il nostro Paese è tra i principali responsabili della morte, nel marzo 2011, di 63 migranti nelle acque del Mediterraneo. Dopo circa 10 mesi di indagini la conclusione è questa: si trattò di un “fallimento collettivo” di Italia, Malta, Onu e Nato, ma la responsabilità più grossa è da addossare all’Italia, in quanto “come primo Stato ad aver ricevuto la chiamata di aiuto, avrebbe dovuto assumere la responsabilità del coordinamento delle operazioni di soccorso”.
Il punto è proprio questo: il mancato soccorso. L’accusa del Consiglio d’Europa tuona forte, perché nel rapporto finale si dice che i 63 emigranti, partiti da Tripoli per fuggire dalla guerra libica e diretti all’isola di Lampedusa, furono costretti alla deriva per due settimane in mare, in preda alla fame e alla sete, su un’imbarcazione poco adeguata, proprio perchè le loro richieste di aiuto vennero ignorate. Tra questi vi erano tra l’altro diverse donne, bambini e rifugiati politici.
La storia di quel barcone è ormai nota ai più: il gommone, a bordo del quale c’erano 72 migranti africani, salpò da Tripoli nel cuore della notte del 25 marzo, ma entrò poco dopo in avaria e fu lasciato andare alla deriva per due settimane, fino a quando non fu rispedito sulle coste libiche. Nonostante le richieste d’aiuto e il fatto che la nave fosse stata identificata dalla guardia costiera europea, non fu fatto alcun tentativo di salvataggio: morirono praticamente tutti coloro che erano a bordo, tranne 9 di questi.
Il rapporto del Consiglio d’Europa non tralascia le responsabilità delle autorità libiche spiegando che, soprattutto in tempi di guerra “uno Stato ha la responsabilità dei civili, sia quando sono sulla terra che quando sono per mare”, ma di sicuro rappresenta una nuova tegola sulle politiche dell’immigrazione dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. E non è l’unica. Questo nuovo atto d’accusa di Strasburgo, infatti, si aggiunge alla condanna, in materia di politiche di accoglienza di immigrazione, di un altro fiore nell’occhiello della politica di Maroni: quella del respingimento in alto mare dei migranti, frutto degli accordi che l’Italia, all’epoca guidata dal governo di centrodestra, firmò con la Libia di Gheddafi per contrastare l’immigrazione clandestina. Una tecnica che nell’immediato si rivelò fasulla.

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di Antonio Formisano
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