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A due mesi dall'evento manca tutto

In alto mare l’America’s Cup partenopea


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In alto mare l’America’s Cup partenopea
21/01/2012, 13:01

NAPOLI – Quello che doveva essere uno dei più importanti eventi napoletani si sta trasformando lentamente in una querelle infinita che non trova né riscontri e né smentite da qualsiasi lato la si guardi. Nell’immaginario collettivo si inizia a pensare alle regate come ad una circostanza immaginaria nella quale finzione e realtà si mescolano a tal punto da rendere ingarbugliata qualsiasi cosa. ‘Tanto fumo e niente arrosto’, direbbe il detto il popolare, fatto sta che ad un paio di mesi scarsi dall’inizio del big event napoletano, non solo manca tutta l’infrastruttura, ma addirittura mancano i permessi e la palla continua a rimbalzare tra Comune, Acn, Sopraintendenza e Acea. Prima Bagnoli con i suoi tanti divieti ed impossibilità tecniche, poi il lungomare Caracciolo che non è possibile deturpare anche con strutture mobili; poi la proposto di Molo San Vincenzo che per Gianni Lettieri rappresenta l’unico luogo fuori da qualsiasi vincolo, anzi da riqualificare e risistemare; Marina di Vigliena manco a parlarne, per la presenza oppressiva dei clan e dei loro stratosferici interessi. Ma Napoli è questa, ed il golfo è finito. Ispezionato centimetro per centimetro non esistono in città altri luoghi nei quali spostare la faraonica macchina organizzativa. E dopo l’allarme di Paolo Graziano che ipotizza una perdita di circa 50milioni di euro tra evento ed indotto, la fretta che stanno imponendo gli Americani unici veri destinatari del grande business che circonda l’evento, le imbeccate dell’opposizione consiliare e i divieti tecnici di un Ministero imbrigliato dalla farraginosità della burocrazia tricolore, la palla torna al sindaco De Magistris e alle sue alchimie per evitare una tragica e molto impopolare deriva.

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di Rosario Lavorgna
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