Cronaca / Nera

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Nel video allegato, l'uscita dalla Questura del "rampollo"

In carcere il boss Luigi Sarno, il "topolino" di Napoli


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In carcere il boss Luigi Sarno, il 'topolino' di Napoli
08/01/2010, 11:01

NAPOLI - Luigi Sarno (nella foto), meglio conosciuto col nome di “topolino”, nipote del boss di Ponticelli Giuseppe Sarno, finisce in cella dopo il caso di malagiustizia che ha messo nei guai i giudici napoletani. Stamattina Luigi Sarno è uscito dalla Questura di Napoli in manette accompagnato da due agenti (guarda le immagini nel video allegato all'articolo). L’hanno fatto salire su una Fiat Punto che, a sirene spiegate e scortata da una volante, lo ha trasferito al carcere di Poggioreale.
La storia è molto complessa e dimostra la ferocia di un temutissimo “rampollo” appartenente ad una delle famiglie più affermate nell’ambito della criminalità organizzata a Napoli. Luigi Sarno è a San Giorgio a Cremano con gli amici. Entrano in conflitto con un’altra banda di giovani. E’ il 27 novembre del 2007. Volano parole grosse. Davanti ad un bar succede quello che nessuno osava immaginare. Luigi Sarno mostra i muscoli. Estrae la pistola e spara. Un proiettile colpisce alla testa Umberto Improta, 25 anni. Un bravo ragazzo che di mestiere fa il muratore. Un ragazzo che non c’entra nulla con la lite e con la camorra. Si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Voleva solo prendere un buon caffè. Si è trovato al centro di una sparatoria, come se fosse nel Far west. Trasportato all’ospedale, entra in coma e muore.
Gli investigatori accertano la dinamica e non hanno dubbi. Luigi Sarno è l’omicida. Ha sparato lui. “Topolino” si presenta spontaneamente alla polizia ma il Gip lo rispedisce a casa. Non ci sono ancora prove schiaccianti. Il processo va avanti. I magistrati chiedono l’ergastolo. I giudici concedono una serie di attenuanti e lo condannano a 20 anni di reclusione. Contemporaneamente, però, Luigi Sarno finisce ai domicilairi per un furto di una moto. Il classico “cavallo di ritorno”. La condanna che pesa e fa paura è quella legata all’omicidio. Sarno presenta, come da prassi, un ricorso al Riesame e, caso strano, gli atti spariscono nel nulla. Un caso di mala giustizia. L’ordine di carcerazione non è valido. “Topolino” resta ai domiciliari. Un fatto eclatante e sconcertante che ha fatto il giro del mondo e che dimostra come la giustizia italiana, spesso, sia forte con i deboli e debole con i forti. Parliamo di uno dei criminali più violenti del capoluogo partenopeo, componente di vertici di un’organizzazione potentissima, con il “quartier generale” a Ponticelli e dedita al traffico di armi, al traffico e allo spaccio di droga, al racket, alle estorsioni. Insomma, a tutto quello che è illegale nella degradata periferia Est.
Risolti i problemi burocratici, ieri pomeriggio ci hanno pensato gli uomini della squadra mobile della Questura di Napoli ad arrestarlo. Stamattina è stato trasferito dal Palazzo di via Medina al carcere. E’ uscito dall’ingresso secondario, in evidente sovrappeso. Tuta, un piumino marrone e scarpe da ginnastica. Capelli corti, espressione imbarazzata davanti alle telecamere che non ha oscurato il suo sguardo freddo, feroce, glaciale, cattivo. La giustizia, seppur in ritardo, ha dato una risposta ed assicurato alle patrie galere un giovane camorrista, già con un omicidio alle spalle, e che stava studiando da boss.

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di Giovanni De Cicco
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