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Volevano eliminare il nipote di Di Gioia, ucciso a maggio

In manette quattro “scissionisti” torresi


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In manette quattro “scissionisti” torresi
15/02/2010, 14:02

TORRE DEL GRECO – Si sono presentati armati fino ai denti fin sotto l’abitazione della loro vittima designata, un esponente della famiglia Di Gioia. La loro missione: uccidere. Il raid però non è andato a buon fine e così i quattro killer si sono dileguati senza portare a termine la loro spedizione di morte. Ma la fuga è durata poco; raggiunti dai poliziotti sono finiti in manette.
Si tratta di Salvatore Mercedulo, detto “Titore”, 34 anni pregiudicato sottoposto al regime di sorveglianza speciale, residente in Traversa Annunziata; Francesco Accardo, classe ’59 residente alla II Traversa Teatro, anche lui con precedenti penali e sorvegliato speciale; Francesco De Blasio di 43 anni di via San Gennariello, pregiudicato e sottoposto alla sorveglianza speciale; e Antonio Gaiezza, detto “melone”, del ’76, residente in via Unità italiana e volto già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati. Un’operazione che si è conclusa ieri mattina alle prime luci dell’alba con l’arresto dei quattro, tutti appartenenti alla malavita locale. Una nuova ed importante vittoria delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata operante sul territorio cittadino. Gli agenti del commissariato di polizia di Torre del Greco, che stanno seguendo le indagini, hanno lavorato per ore per portare a termine l’operazione nel più breve tempo possibile.
I quattro, nella serata di sabato, poco dopo le 19, si sono presentanti a bordo di due ciclomotori, in via Martiri d’Africa, sotto casa di Filippo Cuomo, noto pregiudicato della zona e nipote di Gaetano Di Gioia, storico padrino della mala torrese, assassinato nel maggio dello scorso anno. Armati di fucili, hanno citofonato chiedendo all’uomo di affacciarsi alla finestra. Cuomo ha probabilmente capito che qualcosa non andava e, insospettito, ha mandato al balcone un suo familiare per verificare l’identità dei quattro. A questo punto i sicari, hanno iniziato a sparare; due colpi di fucile hanno raggiunto la finestra e il portone dell’abitazione al piano terra, senza fortunatamente ferire nessuno. Subito dopo i quattro sono risaliti in sella ai loro scooter e si sono allontanati facendo perdere le proprie tracce.
Allertati da una telefonata anonima, sul posto sono giunti gli agenti del commissariato di via Marconi che hanno dato avvio alle indagini per stabilire l’identità dei quattro. Dopo una serie di controlli incrociati e verifiche, i poliziotti torresi sono risaliti agli indirizzi delle quattro persone responsabili del raid criminale le cui abitazioni sono state perquisite.
Gli agenti hanno rinvenuto elementi utili per collegare Mercedulo, Accardo, De Blasio e Gaiezza alla sparatoria avvenuta qualche ora prima. Così, dopo che il pm di turno presso la Dda di Napoli ha emesso un decreto di fermo, per i quattro pregiudicati sono scattate le manette.
Dalle prime ricostruzioni degli inquirenti, i quattro arrestati apparterrebbero al gruppo “scissionista” dei Di Gioia, storico clan della camorra di Torre del Greco, passato dal contrabbando di sigarette al traffico di droga, alle estorsioni. A capo, fino allo scorso maggio, quel Gaetano di Gioia, esponente di spicco del clan Falanga, assassinato proprio dagli artefici della “scissione” interna; giovani meno che trentenni che volevano prendere il posto dei vecchi boss. La stessa corrente, dunque, dietro la spedizione di morte di sabato sera che doveva eliminare proprio il nipote di Di Gioia con lo scopo di cambiare gli equilibri all’interno del clan locale a favore dell’ala scissionista. Una spedizione che, solo per un caso fortuito, non è finita nel sangue

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di Elisa Scarfogliero
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