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La giovane abusata dal padre e da altri parenti

In sei a processo per violenza su 14enne


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In sei a processo per violenza su 14enne
04/02/2010, 16:02

TORRE ANNUNZIATA – Violentata dal padre naturale e da altri uomini. Erano in sei gli stupratori della piccola V.V. quattordicenne, tra cui lo zio paterno e due conoscenti di famiglia. Una tragica vicenda perpetratasi per lungo tempo in uno dei quartieri popolari più poveri del territorio oplontino. Sei in tutto gli imputati per i quali i giudici del primo collegio del Tribunale di Torre Annunziata dovranno decidere in giudizio. Sono di ieri le rivelazioni dell’operatore della comunità di Policastro, nella quale la piccola  fu accolta nell’anno 2006, in merito agli incontri che la piccola avrebbe avuto con alcuni parenti, intenti a distrarre il corso delle indagini. Dapprima furono diversi conoscenti ad informarsi delle condizioni fisiche della ragazzina, chiedendo, in particolare, se fosse stata sottoposta a visita ginecologica. Successivamente intervennero i colloqui con la madre la quale, secondo le ricostruzioni dell’operatore della casa famiglia, avrebbe imposto alla figlioletta il silenzio per tutelare il padre e quanti altri avevano abusato di lei per un tempo imprecisato. Da quel momento in poi, ed era l’anno 2007, fu interrotto e vietato qualsiasi rapporto con il ceppo familiare. Fu proprio la ragazzina a rivelare alle operatrici assistenziali le atroci sofferenze cui era stata costretta anche in riferimento alla pessima condizione del contesto socio-familiare in cui era inserita. Solo nel 2007 i sei uomini che avevano abusato della piccola fanciulla, due dei quali, oltretutto, giovanissimi furono individuati dalla Squadra mobile di Napoli. Sarebbe, ancora, emerso nel corso dell’incidente probatorio che lo stesso padre naturale imponeva alla figlioletta di avere rapporti sessuali completi con i suoi parenti e conoscenti. Difensori legali gli avvocati Antonio Veropalumbo e Michele Riggi. Quest’ultimo avrebbe anche chiesto ai giudici del primo collegio di nominare un medico psichiatra per effettuare una perizia sul suo assistito, dichiarato per di più dall’Asl invalido al 95% al fine di provare l’incapacità a sostenere il processo.

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di Salvatore Perillo
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