Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

In Sicilia su 55 posti da PM, 4 domande


In Sicilia su 55 posti da PM, 4 domande
13/03/2009, 12:03

Fare il Pubblico Ministero una volta, era considerata una cosa importante; farlo in Sicilia quasi una missione. E quando furono assassinati Falcone e Borsellino, tutta l'Italia onesta si erse a difesa di quei coraggiosi che rischiavano la vita nel fare il loro lavoro.
Ma erano altri tempi; sembra passato un secolo. A dimostrarlo, il recente concorso interno alla magistratura: per la Sicilia erano vacanti 55 posti di sostituto procuratore (cioè Pubblici Ministeri di esperienza) e sono state presentate solo 4 domande, 3 per Palermo e 1 per Catania. Una trenitina di domande, che pure erano state presentate, sono poi state ritirate. La causa di questo deserto, secondo l'ANM, sta in molti fattori: la pericolosità della sede, oltre al fatto che è disagevole; la mancanza di risorse, uomini e mezzi per poter agire come si vorrebbe; i continui attacchi a cui è sempre stata sottoposta da Berlusconi e dai suoi mass-media la categoria dei magistrati, ma soprattutto quelli inquirenti (chi non ricorda, per esempio, quando disse che bisognava essere matti per fare i giudici?). Ma soprattutto, un colpo mortale l'hanno dato due specifici provvedimenti di legge. Innanzitutto la riforma Castelli, che vieta di far fare i Pubblici Ministeri ai magistrati di fresca nomina; e questo ha privato la magistratura di una leva da sempre utilizzata per riempire questi buchi. Poi anche il fatto che un Giudice, se decide di fare il PM, è bloccato a quella scelta per almeno 5 anni; passato questo periodo, se vuole tornare a fare il Giudice dovrà farlo in una regione lontana. E una volta che uno ha una famiglia (anche i magistrati sono esseri umani) è difficile prendere tutto e trasferirsi, magari a 500 Km. di distanza, da un giorno all'altro. Il secondo provvedimento, che non è stato ancora approvato, è la legge delega che il governo sta per approvare sulla "riforma della giustizia". Con queste norme, infatti, il Pubblico Ministero perde tutta la sua autonomia, diventa poco più di un passacarte, stretto da una parte tra il potere quasi assoluto concesso al Procuratore Capo - asservito completamente al Ministro di Graziea e Giustizia - e il potere, notevolmente incrementato, di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri - che a loro volta sono comandati dai rispettivi Ministri. E' chiaro che a nessuno piace l'idea di fare una fine del genere, e quindi stanno alla finestra a guardare. Ma nel frattempo abbiamo molte sedi - e non solo al sud - che sono vuote. E a nulla serve il bonus di 2500 euro al mese per 4 anni che viene dato dal governo a chi va in una sede disagiata: orgoglio e rispetto di se stesso, per chi crede in questi valori, non hanno prezzo. Per un governo che parla sempre di sicurezza, eliminare i Pubblici Ministeri mi sembra una cosa in controtendenza.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©