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Nessun altro ministro coinvolto.Ascoltato anche Di Pietro.

Inchiesta appalti grandi eventi, ancora nessuna svolta


Inchiesta appalti grandi eventi, ancora nessuna svolta
18/05/2010, 21:05

ROMA – Nessun salto di qualità nell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Gli interrogatori dei pm di Firenze e Perugia sono andati avanti per tuta la giornata, portando a casa nient’altro che un pugno di mosche. Ieri Antonio Di Pietro, recatosi negli uffici della procura della Repubblica di Firenze, non ha parlato ieri della lettera che alcuni imprenditori quando lui era ministro gli inviarono per segnalargli gravi “inconvenienti” nella gestione, nell’affidamento e nei pagamenti dei lavori pubblici. Il leader IDV ha però parlato dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, che fra il 2006 ed il 2008 ricoprì l’incarico di capo di gabinetto del ministro dei Trasporti dell’epoca, Alessandro Bianchi, in quota Pdci, il partito allora guidato da Oliviero Diliberto. Nulla di quanto già non sapessero i piemme di Firenze e di Perugia, che comunque hanno aggiunto un’altra importante voce in capitolo. L’ altra, di voce, sono state quelle dell’Angelo Zampolini che sta collaborando alle indagini a Perugia, tanto che Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno ritirato la richiesta al gip nei suoi confronti di custodia cautelare in carcere. In realtà l’architetto ha già rivelato abbastanza del giro milionario di euro che parte in contanti ma in gran parte in assegni circolari sarebbero finiti ad alcuni personaggi, fra i quali l’ex ministro Claudio Scajola. Sarà necessario comprendere perché Zampolini con tanta facilità e senza alcuna preoccupazione, ottenuti i contanti dall’imprenditore Anemone li trasformasse per centinaia di migliaia di euro in centinaia di assegni circolari. Perché mettesse il suo nome su un reato così tangibile di riciclaggio. Per il resto, non dovrebbero esserci altre sorprese in questa fase. Secondo gli inquirenti, il 90% dell’inchiesta è ormai chiusa e non si prevedono, in “base alle evidenze”, colpi di scena ed il coinvolgimento diretto di altri ministri, cosa che invece veniva data per sicura fino a qualche giorno fa.Il giallo restano le liste prelevate negli uffici dell’impresa guidata da Diego Anemone: le procure continuano a sostenere di non averle mai ricevute. A Roma non sarebbero mai arrivate, ha detto ufficialmente il capo della procura Giovanni Ferrara, d’altro canto se la Guardia di Finanza le avesse inoltrate a Toro o alla procura, sarebbe in possesso certamente delle relative certificazioni delle notifiche, cosa che pare non esista negli archivi della procura, perché se fossero esistite, sostengono, i fascicoli sarebbero stati inviati immediatamente insieme agli altri a Perugia. La tesi di Ferrara è stata confermata anche dal comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza e per questo la ricerca della fonte che ha distribuito ai giornali l’elenco o gli elenchi continua.

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di Salvatore Formisano
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