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Il cardinale Sepe “pronto a chiarire tutto”

Inchiesta G8, la Santa Sede: “Italia rispetti i patti”


Inchiesta G8, la Santa Sede: “Italia rispetti i patti”
20/06/2010, 16:06

NAPOLI – “Non abbiate paura”. L’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, ha citato Giovanni Paolo II durante l’omelia, il giorno successivo all’avviso di garanzia arrivato nell’ambito dell’inchiesta sui “Grandi Eventi”. Il cardinale Sepe si è detto pronto a chiarire la propria posizione. “Quanti martiri torturati ci sono anche oggi che in nome della verità e in nome di Cristo rimangono fedeli al suo vangelo, tanti che vengono torturati, umiliati e disprezzati, ma noi che possediamo il signore, che siamo coerenti con la nostra fede - ha affermato - non dobbiamo avere paura, nonostante queste correnti contro, nonostante quelli che tentano di mortificare la fede, che tentano di emarginarla, non abbiate paura”.
La Santa Sede, intanto, esprime solidarietà al cardinale indagato ed assicura massima collaborazione dell’Arcivescovo di Napoli con la magistratura, ma al tempo stesso mette i puntini sulle i: bisogna rispettare quanto previsto dai Patti Lateranensi sulla giurisdizione. Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, parlando a Radio Vaticana, ha specificato: “Bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti fra Santa Sede e Italia, che siano eventualmente connessi a questa vicenda”. Il riferimento è all’articolo 11 del trattato stipulato tra Italia e Vaticano l’11 febbraio 1929, reso esecutivo in Italia con legge 27 maggio 1929 n.810, che stabilisce che “gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano.
Crescenzio Sepe e l’ex ministro Pietro Lunardi saranno ascoltati dai magistrati perugini nei prossimi giorni. Per quanto riguarda l’arcivescovo di Napoli, al centro degli accertamenti ci sarebbero in particolare dei fondi pubblici ricevuti per la ristrutturazione di un museo a Roma che in realtà è rimasto di proprietà di Propaganda Fide, il dicastero all’epoca guidato proprio da Sepe; al vaglio degli inquirenti, inoltre, la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili dell’organizzazione religiosa ristrutturati e venduti nel 2005.
Le indagini che coinvolgono l’ex ministro Lunardi riguardano, invece, l’acquisizione di un palazzo a Roma, in via dei Prefetti, e la ristrutturazione delle sue case nella Capitale e a Parma. In entrambi i casi, tutti i lavori furono eseguiti da aziende che facevano capo al costruttore Diego Anemone.

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di Nico Falco
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