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Il porporato incontrerà i giornalisti

Inchiesta G8, Sepe: "Domani dico tutto"


Inchiesta G8, Sepe: 'Domani dico tutto'
20/06/2010, 19:06

“Domani, domani dico tutto..”. Poche parole proferite ai cronisti mentre sta per varcare l’ingresso della Basilica di San Lorenzo Maggiore, tra l’applauso dei fedeli che lo aspettano sotto la pioggia per la celebrazione dei 42imo anniversario della Comunità di Sant’Egidio. Il tanto atteso chiarimento alla città di Napoli, sulla vicenda che lo vede indagato nell'inchiesta Grandi eventi assieme all’ex ministro Lunardi, il porporato Crescenzio Sepe lo darà domani mattina. Si dice "tranquillo", disposto a collaborare con la magistratura e sicuro che "la verità verrà fuori". “Bisogna avere fede e fiducia, alla fine la verità vince sempre…” aveva detto in mattinata a chi gli chiedeva un commento sulle accuse mossegli dalla Procura della Repubblica di Perugia: Sepe è indagato di concorso in corruzione aggravata, in quanto il suo nome sarebbe spuntato fuori più volte negli interrogatori fatti dai pubblici ministeri perugini nell’inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena. In un interrogatorio dello scorso 15 giugno, ad esempio, Guido Bertolaso ha dichiarato che la casa di via Giulia l’aveva avuta attraverso Sepe, all’epoca dei fatti Prefetto della Congregazione Propaganda Fide, il dicastero vaticano che detiene le chiavi di un immenso patrimonio immobiliare. L’alto prelato dapprima lo aveva ospitato in un collegio universitario di Propaganda Fide e poi gli aveva fatto consegnare da Francesco Silvano (economo della Curia e stretto collaboratore del Cardinale) la chiave dell'alloggio in una busta. L’architetto Zampolini ai pm di Perugia poco prima aveva rivelato che a pagare l'affitto della casa in via Giulia era lo stesso Anemone. Circostanza quest'ultima che aveva già spinto i magistrati ad ipotizzare l'interrogatorio dell'arcivescovo di Napoli e del suo fedele economo come testimoni, ma nella tarda serata di ieri è stato infine iscritto nel registro degli indagati. La notizia, comparsa stamattina su tutti i giornali, ha immediatamente mobilitato lo staff del Cardinale, il quale ha confermato che Sepe non si avvarrà del passaporto diplomatico e verrà ascoltato a stretto giro. “Chiarirò tutto” aveva detto ai suoi più stretti collaboratori. Ma dalla Santa Sede l’alzata di scudi per proteggere Sepe è stata immediata. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha letto un breve testo a cui ha auspicato che “tutte le ombre sulla sua persona e sulle istituzioni ecclesiastiche siano pienamente e rapidamente eliminate”, nonché confermato la volontà del porporato di Napoli di essere ascoltato dalla magistratura italiana. Il Vaticano però ha aggiunto una postilla che potrà condizionare l’inchiesta: la collaborazione di Sepe “dovrà avvenire in un quadro di corretti rapporti procedurali” e giurisdizionali tra Italia e Santa Sede. Ciò, ad esempio, lascia aperta al Vaticano la possibilità di invocare norme concordatarie, tra cui l’articolo 11 del Trattato Laterano, che tutela “gli enti centrali della Chiesa cattolica” da “ogni ingerenza da parte dello Stato italiano”. “Il cardinale Sepe è una persona che ha lavorato e lavora per la Chiesa e per il popolo che gli è affidato in modo intenso e generoso, e ha diritto ad essere rispettato e stimato”, ha affermato padre Lombardi. “Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia - ha aggiunto - Naturalmente bisognerà tenere conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti tra Santa Sede e Italia, che siano eventualmente connessi a questa vicenda”.
 

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di Redazione
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