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Ma il senatore-chirurgo ammette "Ci sono rimasto male"

Inchiesta Marino, Idv Bologna:"Sulla vicenda ci sono state esagerazioni"


Inchiesta Marino, Idv Bologna:'Sulla vicenda ci sono state esagerazioni'
21/01/2010, 19:01

BOLOGNA - Aveva fatto discutere occupando le pagine di numerosi giornali la vicenda che coinvolgeva l'ex candidato alla segreteria nazionale del Partito democratico Ignazio Marino e diversi dirigenti del Policlinico Sant'Orsola di Bologna.
Il primo a smorzare i toni è stato lo stesso Marino che, dopo aver incontrato  Pier Luigi Bersani, ha chiaramente dichiarato che "lui non ne sapeva assolutamente nulla".
Il senatore del Pd e Bersani non si vedevano da oltre un mese e, almeno, la vicenda bolognese è servita ai due per incontrarsi nuovamente di persona. In ogni caso il chirurgo-politico ammette che, dopo aver saputo delle intercettazioni ed essere stato interrogato dalla Procura come parte lesa, c'è "rimasto molto male".
Quindi, riassumendo, non si nega l'ipotesi di una decisione a tavolino presa dal dirigente del Sant'orsola ed altri personaggi di spicco per boicottare Marino ma, al contempo, si escluse a priori il coinvolgimento dell'attuale leader del Pd. I dubbi su tutto il resto dell'inchiesta però restano, anche se, a discolpa del nosocomio, il presidente del gruppo Idv in Comune a Bologna Salvatore Lumia dichiara "
Ho grande stima e rispetto nei confronti di Ignazio Marino, sia come medico che come politico, ma da chirurgo che da anni esercita al Sant'Orsola la sua professione mi sembra che sulla vicenda siano prodotte esagerazioni e letture che non tengono conto della realta' del nostro ospedale".
"'C'erano stati contatti tra la Direzione Generale del Policlinico S.Orsola, che erano noti a tutti all'interno -
continua Lumia -. ma una volta verificata la gia' scarsa risorsa di sedute operatorie disponibili per i tanti professionisti chirurghi presenti, altrettanto capaci, validi ed autorevoli, il dg Cavina decise di non farne piu' niente, e tale decisione venne accolta favorevolmente dai medici, sia ospedalieri che universitari del S.Orsola".
Eppure, se da un lato il non eletto segretario precisa di non credere troppo al complotto politico e solleva da ogni responsabilità il suo collega di partito Bersani, dall'altro, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera  della quale riportiamo alcuni stralci, non riesce a trattenere alcuni dubbi e palesa la delusione per la decisione poco motivata della direzione ospedaliera.
Secondo quanto dichiara il chirurgo, infatti "
il direttore generale del Sant’Orsola, nella primavera del 2009, mi aveva mandato un contratto scritto in cui mi si proponeva di operare una volta la settimana nel loro ospedale. Era molto dettagliato: già decisi il giorno, il lunedì, la fascia oraria, quella mattutina, e le sale operatorie in cui avrei lavorato".
Poi però arrivò la decisione di candidarsi alle primarie e, inevitabilmente "per un po’ non ci ho pensato più".
In agosto, però "ho scritto al direttore generale del Sant’Orsola spiegandogli che mi scusavo per l’imperdonabile ritardo. Lui mi ha risposto testualmente: 'in considerazione della profonda riorganizzazione interna al dipartimento prevista per l’anno prossimo credo che sia opportuno ipotizzare di soprassedere finché non si attiva il nuovo polo chirurgico'. A quel punto gli ho riscritto per sapere una data. Io ho pazienti, malati di tumore, a cui devo trapiantare fegati, non posso certamente dir loro di aspettare, che so, un anno. Quelli mi risponderebbero che sono matto e avrebbero ragione"
La risposta del direttore generale? "Una riga secca: che se ne sarebbe riparlato nell’autunno del 2010".

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di Germano Milite
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