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Concordi con l'idagine internazionale solo 32 paesi su 47

Inchiesta su blitz israeliano, no di Italia ed Usa


Inchiesta su blitz israeliano, no di Italia ed Usa
02/06/2010, 20:06

Dopo l'intervento di truppe israeliane sulla nave "Freedom Flottilla" diretta a Gaza per portare aiuti umanitari ai palestinesi e sporcata con il sangue di almeno 10 vittime civili, la risoluzione per le indagini proposta e votata dal Consiglio dei diritti dell'uomo e dell'Onu è stata esposta con chiarezza e riguarda la richiesta di "invio di una missione internazionale per indagare su violazioni del diritto internazionale".
Ma, mentre fino a ieri il fronte contro l'azione israeliana sembrava compatto e deciso all'unanime condanna ed alla volontà, altrettanto unanimamente e fortemente dichiarata, di fare luce sulla vicenda, nella giornata odierna solo 32 paesi su 47 hanno votato "si" alla richiesta di un'indagine internazionale, trasparente ed approfondita sulla violenta azione operata dai militari del governo di Gerusalemme nei confronti dei pacifisti della Freedom Flottilla. Tra i contrari ci sono l'Italia e gli Stati Uniti mentre, tra gli astenuti eccellenti, figurano Francia ed Inghilterra.
E palese, dunque, che non esiste una linea condivisa all'interno della supercoalizione di Stati. L'Unione europea ha fatto sapere che "si è stimato che bisogna tenersi alla decisione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a New York che ha chiesto martedì l'avvio immediato di un'inchiesta imparziale, credibile e trasparente rispetto ai criteri internazionali" mentre, per gli States, ha parlato l'ambasciatrice americana Eileen Donahoe:"La risoluzione crea una missione internazionale prima di dare la possibilità al governo responsabile di aprire lui stesso un'inchiesta sull'incidente e sui conseguenti rischi di esacerbare una situazione giù fragile e sensibile".
Subito dopo c'è stato l'intervento dell'ambasciatore israeliano Aharon Leshno Yaar che ha chiarito le ragioni di Gerusalemme:"Vorrei ricordare al Consiglio che la Striscia di Gaza è di fatto controllata dal gruppo terroristico di Hamas. Questa flottiglia, se dicente umanitaria era politica e provocatrice per natura. La minaccia sulla sicurezza di Israele è costante e reale".
Come spiega anche il Corriere della Sera, l'intervento proposto e bocciato da alcuni paesi tra cui l'Italia e gli Usa, intendeva affidare al presidente del Consiglio dei diritti dell'uomo la formazione di un team tecnico d'inchiesta per occuparsi dell'indagine collegata alla Freedom Flottilla. Come noto, però, i membri del Consiglio dei diritti dell'uomo sono tendenzialmente filo islamici e, di conseguenza, alcuni paesi membri hanno temuto uno sbilanciamento nel giudizio finale della delicatissima vicenda.
Proprio questa mattina Abu Mazen aveva rivolto una chiara richiesta a Barack Obama:"l mio messaggio a Obama durante il nostro incontro a Washington la prossima settimana sarà che noi abbiamo bisogno di decisioni coraggiose per cambiare il volto del Medio Oriente". Dal canto suo, l'inquilino della Casa Bianca, aveva fatto intendere di voler lavorare per "la creazione di uno stato Palestinese indipendente che avrebbe fatto terminare la crisi" e, al contempo, di essere persuaso che sia "importante trovare modi migliori per fornire aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, senza mettere in pericolo la sicurezza di Israele".

ITALIANI LIBERATI
Intanto, i sei attivisti italiani (Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin) sequestrati sono stati appena rilasciati e al momento si trovano in Turchia. Ne hanno dato uffiaciale conferma sia il sottosegretario agli Esteri
Stefania Craxi che il ministro Franco Frattini il quale, per l'occasione, si è definito "particolarmente grato al governo israeliano per la collaborazione offerta". I connazionali dovrebbero tornare in Italia nel giro di poche ore, dopo aver risolto alcuni obblighi tecnici aeroportuali.
Permane dunque il divaria apparentemente incolmabile tra mondo arabo e mondo occidentale che, al di la delle dichiarazioni d'intenti dei vari leader dei paesi sviluppati, non lascia intravedere la reale volontà di prendere provvedimenti seri nei confronti dello Stato di Israele. L'azione del governo di Gerusalemme che è stata criticata aspramente anche dalla stessa stampa ebraica, sembre però aver aumentato esponenzialmente il numero di simpatizzanti per la lotta d'indipenza dei palestinesi. Si prevedono mesi difficili durante i quali, di sicuro, bisognera effettuare una certosina cernita tra dichiarazioni ed azioni dei vari potenti del pianeta.

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di Germano Milite
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