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INCROCIO DI INDAGINI TRA SALERNO E CATANZARO


INCROCIO DI INDAGINI TRA SALERNO E CATANZARO
04/12/2008, 15:12

Comincia a cadere nel ridicolo - se non peggio - la querelle tra la Procura di Catanzaro e quella di Salerno. Dopo le perquisizioni ordinate ieri a Catanzaro dalla Procura di Salerno, si sono levate le proteste di Nicola Mancino e Giorgio Napolitano, rispettivamente vice Presidente del CSM e Presidente della Repubblica e, ipso facto, Presidente del CSM. Il primo ha protestato in quanto agli atti risulta una telefonata fatta dal suo cellulare all'imprenditore Antonino Saladino, uno dei principali imputati dell'inchiesta "Why not" e "Poseidon". Ma Mancino ha ricostruito che quella telefonata l'ha fatta un suo collaboratore del tempo, Angelo Arminio, rappresentante di Comunione e Liberazione.

Invece il Presidente della Repubblica ha chiesto gli atti della Procura di Salerno perchè teme un blocco istituzionale. Che è puntualmente avvenuto, con l'ordine di sequestro dei documenti - a loro volta sequestrati ieri alla procura di Catanzaro - firmato dal Procuratore capo di Catanzaro, Enzo Jannelli, e dai suoi sostituti e notificato ai Carabinieri di Salerno intenti ad indicizzarli. Inoltre pare che la Procura di Catanzaro stia indagando su sette magistrati della Procura di Salerno, tra cui il Procuratore capo, Apicella.

A fare da sfondo a questi atti giudiziari incrociati, le accuse reciproche di interferenza e motivazioni non giudiziarie alla base dell'azione, con da una parte i magistrati di Catanzaro che ritengono l'inchiesta molto gonfiata rispetto alla situazione reale; mentre De Magistris e i magistrati di Salerno sono dell'idea che l'inchiesta sia qualcosa di grosso e che i magistrati di Catanzaro vogliano far cadere il silenzio su alcune complicità di alto livello. Infatti ricordiamo che nell'inchiesta "Why not" sono coivolti i nomi dell'ex Guardasigilli, Clemente Mastella, e dell'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi.

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di Antonio Rispoli
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