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Indentitarismo isterico e curiosità repressa, un consiglio ai giovani leghisti


Indentitarismo isterico e curiosità repressa, un consiglio ai giovani leghisti
27/02/2011, 12:02

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere una lunga intervista realizzata ad un giovane Leghista (ovviamente autodefinitosi "padano") originario di Bergamo. Il ragazzo, praticante commercialista e vestito di tutto punto, rappresentava inconsapevolmente un autentico (e un po' grottesco) stereotipo vivente.
Tra le prime cose che ci ha tenuto a precisare, c'è stata come prevedibile la sua provenienza geografica:"Sono nato a Bergamo e sono orgoglioso di essere bergamasco e leghista". La riflessione immediata che mi è venuta in mente è stata: ma perchè ci si dovrebbe sentire orgogliosi di essere nati in un posto piuttosto che in un altro? Voglio dire: anche se Bergamo fosse, per chissà quali motivi oggettivi ed incontestabili, migliore di Venezia, Bari, Napoli, Torino, Milano o Bologna, cosa dovrebbe spingere il baldo giovine ad essere così fiero di una cosa che non è assolutamente dipesa da lui ma dal caso? Mica abbiamo facoltà di scegliere dove e da chi nascere quando veniamo concepiti? Mica possiamo scegliere il colore dei nostri occhi, i nostri tratti maxillofacciali, la nostra altezza, le nostre doti naturali ed il nostro Qi?
E allora? Che senso ha questo identirasmo isterico quanto vuoto che si tenta di inculcare ai giovani leghisti? Insomma: come mi reputereste se mi intervistassero ed io dicessi:"Beh mi sento molto orgoglioso di essere alto un metro e 88; mica come quei tappi che non arrivano al metro e 70!". La migliore delle definizioni di cui sarei degno, non credo sia ripetibile in fascia protetta. Ecco: non c'è cosa più deprimente di un giovane che per sembrare "grande" non fa altro che emulare in maniera posticcia gli adulti e diventa, di conseguenza, un grottesco giovane-vecchio.
Ancora oggi, nel 2011, ci sono ragazzotti padani che credono nella favola raccontata da Bossi? Nel "noi contro tutti"? Ancora oggi, nel 2011, ci sono elettori del Carroccio convini che il Senatùr non abbia fatto e continui a fare innumerevoli patti ed inciuci sia con i "terroni" che con quei "ladroni" di Roma? Che senso ha tutto questo automatico e quindi patetico orgoglio identitario nell'epoca della globalizzazione non solo economica ma anche sociale? La fierezza delle proprie radici, penso debba essere affiancata da un'enorme consapevolezza e da uno spirito critico altrettanto forte. Dopo aver vissuto ed apprezzato la terra in cui sono nato, non posso fermarmi ai confini che conosco e nei quali sono cresciuto ma devo andare oltre; sostituendo all'orgoglio indentitario, la curiosità per il diverso, per tutto ciò che è fuori dalla mia casa.
Crescere i propri bimbi senza educarli alla scoperta dello "straniero" e se vogliamo anche dello "strano", significa condannarli a vivere da disadattati-bigotti che sempre meno spazio troveranno in un mondo che, ci piaccia o no, tende alla fusione etnica e non alla chiusura "comunale" di stampo medievale. Per questo, l'orgoglio per le proprie origini, per non degenerare in cieco (e pericoloso) nazionalismo ed in egoismo provinciale, deve essere sempre e comunque accompagnato da un viva ed inarrestabile curiosità per ciò che non abbiamo scelto di vivere ma che dobbiamo assolutamente "assaggiare".
Comincino dunque a svegliarsi dal letargo cerebrale anche i giovani leghisti, comincino a dimostrare vero coraggio anche i fieri ed imberbi padani. Solo così potranno evitare di commettere i madornali errori di valutazione e le gigantesche ed odiose ipocrisie dei propri padri e dirsi a ragione fieri di qualcosa : di essere sul serio il futuro e non la rappresentazione posticcia di un passato già sbiadito nel presente.

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di Germano Milite
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