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La maxi gabbia della Coppa America

Inferno ztl: De Magistris, abituatevi


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Inferno ztl: De Magistris, abituatevi
27/03/2012, 15:03

NAPOLI – Assuefazione, è questo quello che chiede il sindaco De Magistris ad una città che ieri è letteralmente esplosa nella maxi gabbia della ztl che, rendendo pedonali i luoghi dell’America’s cup, ha imprigionato centinaia di migliaia di auto al di fuori di questo perimetro ideale nel quale persino gli Americani hanno atteso oltre tre ore l’arrivo dei camion della ditta che sta adeguando le scogliere di Via Caracciolo alle regate. Una situazione insostenibile, un clima pesante, con un primo cittadino che ha cominciato pure a cancellare i messaggi da twitter per non rispondere alle critiche sostenendo il diktat “disagi fisiologici, bisogna abituarsi”. Ma è ovviamente difficile abituarsi al caos, e sarà sempre molto tardi quando un giorno il primo cittadino concepirà il fatto che Napoli non è Barcellona non ha le infrastruttura della città iberica come non ha il suo sistema di trasporto pubblico efficiente e puntuale. I napoletani hanno dimostrato ieri, come oggi, una pazienza salomonica, ma 1 mese in questo modo potrebbe provocare l’esaurimento totale della pazienza oltre che del quieto vivere. Un balzo indietro di 30 anni, ha affermato qualcuno, un ritorno alla stagione degli ingorghi nei primi anni ’80 del secolo scorso, e tutto per qualche giorno di show biz di imbarcazioni a vela che non sono nemmeno quelle che in effetti gareggiano per la competizione velica internazionale. Da Palazzo San Giacomo intanto si continua a declamare il grande business delle 300mila persone attese nei 5 giorni di preregate. Ma quale business? Anche questo esercito di team staff e curiosi resterà prigioniero della ztl e sarà costretto a vivere tra piazza San Nazzaro e l’oramai ex villa comunale. Riusciremo almeno a recuperare gli svariati milioni di euro spesi per un progetto che ha condotto Napoli alla paralisi? E’ questa la domanda che toglie il sonno anche agli amministratori, perché se così’ non fosse i grandi eventi si tramuterebbero nella tomba dell’economia locale già martoriata dalla crisi globale. A questo punto, e visto l’effetto disastroso che sta proponendo anche oggi lo stesso collasso, agevolato solo da 24 ore di esperienza in più degli automobilisti, si impone una seria riflessione istituzionale e sociale sulle vere priorità di una città che attendeva una svolta.

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di Rosario Lavorgna
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