Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

INQUINAVANO IL FIUME LAMBRO, BLITZ DELLA GUARDIA COSTIERA NEL CILENTO


INQUINAVANO IL FIUME LAMBRO, BLITZ DELLA GUARDIA COSTIERA NEL CILENTO
10/12/2008, 12:12

 

Acque reflue nel fiume Lambro, scatta il blitz della Capitaneria di porto. Nel mirino della Procura di Vallo della Lucania, che coordina le indagini, i titolari di due frantoi di Futani. IlLambro è un fiume in agonia, avvelenato dagli scarichi di alcuni opifici e trasformato in una fogna a cielo aperto che inquina la costa del basso Cilento e intorbida il mare cristallino di Palinuro. Nel corso d’acqua che nasce alle pendici del monte Cervati e sfocia nei pressi della suggestiva Baia del buon dormire di Capo Palinuro, finiscono i reflui di diversi frantoi. Quei 22 chilometri di percorso sinuoso tra le alture del Cilento costituiscono una miscela micidiale, un pericolo per la salute e per l’economia del comprensorio.  A bordo di barche, fuoristrada ed elicotteri, gli uomini della Capitaneria di porto, coordinati dal maresciallo Carmelo Buccarella e comandati dal tenente di vascello Vittorio Giovannone, hanno ispezionato le rive del fiume a caccia dei responsabili dell’inquinamento. Il censimento degli scarichi fuorilegge ha dato giá i suoi frutti: tre le persone denunciate a piede libero per danneggiamento, distruzione delle bellezze ambientali e violazione delle norme antinquinamento.  Nel mirino della Capitaneria sono finiti due frantoi di Futani. La normativa in materia di residui della molitura è chiara: le cosiddette "acque di vegetazione", utilizzate per la spremitura delle olive, vanno raccolte in apposite vasche e poi smaltite in impianti autorizzati. Ciò, però, non veniva fatto dagli impianti controllati, i cui responsabili avevano trovato più economico sbarazzarsi dei residui sversandoli nei campi e nel fiume. Il risultato di queste pratiche illegali è visibile a valle: con il mare inquinato da macchie oleose.  I militari hanno risalito il fiume fino ad arrivare al punto dove avvenivano gli scarichi abusivi. Ai loro occhi si è presentata una scena inquietante: le acque di vegetazione, nere e maleodoranti, venivano sversate mediante un impianto artigianale direttamente nel fiume e nei campi circostanti. Lentamente la sostanza penetrava nel terreno, finendo per inquinare anche le falde sotterranee. • Ma le indagini coordinate dalla procura vallese mirano ad accertare anche eventuali responsabilitá degli enti di controllo ed in particolare in quei comuni dove gli impianti di depurazione non vengono utilizzati con regolaritá. «Questa operazione - spiega il tenente di vascello Giovannone - è finalizzata alla salvaguardia dell’ambiente, contrastando qualsiasi fonte di inquinamento. Nei prossimi giorni verranno realizzati ulteriori accertamenti nella zona».

Commenta Stampa
di Vincenzo Rubano
Riproduzione riservata ©