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Ennesimo caso di intolleranza religiosa e razziale in Italia

Insultata e strattonata per il velo da musulmana

Autori un gruppo di bulli. Uno di questi identificato

Insultata e strattonata per il velo da musulmana
30/03/2012, 14:03

ROMA – L’ennesimo caso di intolleranza religiosa e razziale passa ancora una volta per l’Italia, in particolare alle porte di Roma, a Monterotondo. Il triste episodio è avvenuto mercoledì scorso, ma solo oggi conquista l’attenzione mediatica: a riportare la notizia è il sito on line de “La Repubblica”.
Una donna di origini tunisine è stata insultata e strattonata solo perché indossava il suo velo da araba. Si tratta di Neila, una donna di religione musulmana giunta a Monterotondo dalla sorella Nadia, residente da vent’anni in Italia e presente al momento dell’accaduto.
È stata la stessa Neila a recarsi dai carabinieri di Monterotondo, per denunciare tutto e raccontare i dettagli dell’aggressione subita. La donna, mercoledì scorso, era in un bar della cittadina a prendere un caffè con la sorella, quando un gruppo di bulli ha iniziato ad insultarla. “In Italia non puoi portare il velo, vai al paese tuo, kamikaze, fatti saltare in aria”, le hanno detto.
È stata una coppia di italiani ad intervenire e a rimproverare i ragazzi, che però dall’aggressione verbale sono passati all’aggressione fisica: i bulli, infatti, hanno preso a spintonare entrambe le donne, aggredendole con calci e sputi. A confermare la tesi di Neila inoltre è stato il comandante dei carabinieri di Monterotondo. Dura l’accusa della donna nel momento in cui dichiara che altre decine di testimoni, presenti nel bar, si sarebbero girati dall’altra parte, facendo finta di nulla.
Dopo il soccorso in ospedale, Neila ha deciso di raccontare tutto alle forze dell’ordine e ora il caso è al vaglio della Procura di Tivoli. Uno dei ragazzi appartenenti al gruppo sarebbe già stato identificato, ma l’auspicio è che tutti possano essere puniti, perché tristi episodi come questo in Italia, come anche negli altri Paesi, non dovrebbero avvenire.

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di Antonio Formisano
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