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In prima serata dal braccio della morte

“Interviste prima dell’esecuzione”, reality shock dalla Cina


“Interviste prima dell’esecuzione”, reality shock dalla Cina
14/03/2012, 19:03

Tristemente agghiacciante sapere dell’esistenza di uno show del genere. In Cina, dal 2006, esiste un programma televisivo dal nome di per sé già inquietante: ”Interviste prima dell’esecuzione”, che va in onda il sabato, in prima serata e che ha avuto punte di 40 milioni di telespettatori.
In Cina, i condannati a morte condannati a morte parlano alla giornalista Ding Yu prima di essere scortati dalla Polizia verso il luogo dell’esecuzione mortale, tra i pianti di madri disperate e la triste immagine di una giovane donna che si butta in ginocchio e chiama la mamma. Solo un uomo sulla trentina guarda dritto nella telecamera e dice: "ora vado", mentre due poliziotti lo prendono per le braccia e lo portano verso il luogo dell' esecuzione.
Sono i condannati a morte che – prima dell’esecuzione – parlano alla giornalista dell’Hean (Cina centrale). Guardando e ascoltando alcune delle interviste risulta difficile spiegarsi come Ding abbia ottenuto la collaborazione delle autorità provinciali per realizzare questo "reality" agghiacciante, nel quale i condannati vengono intervistati a distanza di poche ore, in alcuni casi di pochi minuti, dall' esecuzione.
Secondo la rete televisiva americana Abc il programma, sarebbe stato sospeso a partire da questa settimana. La notizia non è stata confermata né smentita dalla televisione dell'Henan.
La britannica Bbc ha annunciato che lunedì prossimo manderà in onda un documentario sul programma, allarmando probabilmente le autorità. Sembra che il programma sia stato autorizzato perché le autorità hanno ritenuto che "Interviste prima dell' esecuzione" possa servire ad "educare" il pubblico, facendo diminuire la criminalità.
Del resto, molti dirigenti cinesi e molti cittadini credono che la pena di morte sia un atto di "giustizia" e che la paura dell' esecuzione sia utile per contenere la criminalità. In Cina le esecuzioni capitali sono migliaia ogni anno. Il loro numero è un segreto di Stato ma secondo le valutazioni dei gruppi umanitari sarebbero tra le duemila e le ottomila all'anno. I reati per i quali la pena di morte può essere comminata sono 55, tra cui molti reati non di sangue, come la corruzione.
Alcuni dei "dead men talking" - cadaveri che parlano, il titolo di un documentario sul programma del regista australiano Robin Newell - intervistati da Ding sono giovanissimi, come un ventenne che ha ucciso la madre che gli aveva negato i soldi per giocare ai computer-game. A volte le testimonianze sono strazianti, come quella di un uomo che si rivolge dai teleschermi alla figlia per dirle che "papà è tanto dispiaciuto". Altrettanto agghiaccianti sono alcune scene, come ad esempio quella di una giovane donna che piange disperatamente mentre - dall'altra parte di una vetrata chiusa - il padre la saluta agitando una mano mentre viene portato all'esecuzione.
Ding Yu, giornalista giovane e bella che ha un figlio piccolo, non mostra particolari emozioni nell'intervistare uomini e donne che dopo pochi minuti saranno uccisi. Rispecchiando la morale prevalente in Cina, spesso non esita ad accusarli con severità, dicendo ad uno di loro che "è una fortuna" che si trovi in galera.
"Conosco nei dettagli tante storie, ho conosciuto la realtà di tanti crimini...non è una cosa buona, ora ho troppa immondizia nel mio cuore..." - ha dichiarato.

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di Erika Noschese
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