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IRAQ: IL PADRE DI UN CADUTO A NASSIRIYA, SOSTENERE I MILITARI ALL'ESTERO


IRAQ: IL PADRE DI UN CADUTO A NASSIRIYA, SOSTENERE I MILITARI ALL'ESTERO
15/01/2009, 17:01

Ruggero Olla, padre del maresciallo dell’Esercito Silvio Olla, caduto a Nassiriya il 12 novembre del 2003 in conseguenza dell’attentato alla base Maestrale che provocò la morte di 19 italiani, ha chiesto che lo Stato si impegni per fornire sostegno ai militari all’estero. In una lettera al quotidiano “Il Tempo”, Olla è intervenuto “alla luce delle polemiche recentemente scaturite dalla sentenza di primo grado del tribunale militare di Roma che ha assolto il Generale Lops, ha condannato il Generale Stano e rinviato a giudizio il Colonnello Di Paoli (che ha scelto il rito ordinario)”. “Ciò che sarebbe davvero giusto chiedersi, - continua la lettera, - è cosa, quella tragica esperienza, ha lasciato in ognuno di noi. E’ diventata solo un pretesto perché qualche imbecille, indirettamente supportato da alcune frange politiche estreme, potesse urlare il suo slogan: ’10, 100, 1000 Nassiriya’? Siamo davvero sicuri di aver imparato la lezione e che le scelte, a supporto dei nostri militari nelle cosiddette missioni ‘di pace’, siano quelle giuste? Quegli uomini e quelle donne, così lontani da casa e per così tanto tempo, sentono davvero il sostegno del Paese anche in giornate diverse da quelle Istituzionalmente previste? E i loro Comandanti, riescono a sentirsi meno soli?''. Secondo Ruggiero Olla, lo Stato dovrebbe impegnarsi maggiormente nell’aiutare i militari che attualmente sono impegnati all’estero, “dovremmo pensare molto di più ai vivi, - scrive, - e lasciare che ai morti ci pensino le rispettive famiglie, nel silenzio e nella dignità e rispetto del loro dolore, che sarà sempre incolmabile”. Ma Ruggiero Olla, nella lettera, si esprime anche sulla giustizia che sarebbe arrivata dopo le condanne. “Di quale tipo di giustizia stiamo parlando?, - si chiede, - di quella secondo la quale solo i Comandanti sul campo, che non sanno leggere le ‘sfere di cristallo’ e predire il futuro, pagano? Come possono, questi uomini e donne, condurne altri e altre con serenità d’animo nella solitudine delle loro scelte e decisioni se poi, appena succede qualcosa (non necessariamente una tragedia come quella di cinque anni fa), devono preoccuparsi di aver agito secondo le norme in vigore e le disposizioni ricevute?”. Nella lettera a 'Il Tempo' Ruggero Olla ricorda che ''non si muore solo in missioni 'di guerra', ma anche in quelle 'di pace', dove il nemico (o terrorista o qualsiasi altra definizione si voglia usare) è molto più subdolo e vigliacco di quello, ben identificato, delle prime. E' per questo che i nostri uomini si addestrano, sperando sempre, che tutto ciò che imparano rimanga solo un'ipotesi eventuale''. Silvio Olla questo ''lo sapeva. I nostri soldati lo sanno. Fa parte -spiega il padre del maresciallo ucciso a Nassiriya- del 'contratto' sottoscritto con il Paese, dell'etica professionale e di qualcosa che va ben oltre la ricerca, come viene spesso squallidamente definita, di uno stipendio sicuro e di denaro facile da guadagnare durante le missioni all'estero''. ''A maggior ragione -Conclude Silvio Olla- lo sanno i Comandanti che, loro malgrado, potrebbero dover ordinare a qualcuno di fare qualcosa che comporti la morte di qualche altro. Saranno sereni nelle loro valutazioni e giudizi? E ancora, siamo proprio certi che le responsabilità di quanto accaduto, oltre che negli esecutori materiali della strage, ricadano esclusivamente su di loro?''.

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di Nico Falco
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