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Ischia, continuano gli abbattimenti



Ischia, continuano gli abbattimenti
07/03/2011, 17:03

Il 2 dicembre 2010, a pochi giorni dalle festività natalizie e dall’avvento del nuovo anno che tutti aspettiamo sempre speranzosi che possa essere migliore del precedente e ricco di novità positive, sull’isola d’Ischia e precisamente nel Casamicciola Terme, si consumava la tragedia della famiglia Monti-De Donato a cui lo Stato con violenza e disumanità ha abbattuto l’unica casa di necessità che con inenarrabili sacrifici e privazioni di vita si erano costruiti indebitandosi nei limiti delle loro modestissime possibilità economiche. Casa che Paoletto e Tina erano stati costretti a costruirsi abusivamente dallo Stato inadempiente che non solo non ha mai garantito a questa famiglia come a tantissime altre il diritto costituzionale alla casa ma non gli ha dato neppure la possibilità di potersela costruire nella legalità: che vergogna! Per le dimensioni ridotte e per l’estrema modestia dell’abitazione, il Vescovo d’Ischia, Padre Filippo Strofaldi che si recò di persona in via Arenale, si disse addolorato perché a pagare come sempre sono i più deboli. Ebbene, a distanza di oltre tre mesi da quella inaudita tragedia che ha distrutto e segnato per sempre l’umile famiglia lavoratrice Monti-De Donato gettando nello sconforto e nella disperazione Paoletto, Tina e i loro due piccolissimi bambini, papà Paolotto mi ha telefonato e singhiozzando disperato mi ha letteralmente pregato di andarlo a trovare presso la casa della suocera dove attualmente risiede con la famiglia. Il dovere morale mi ha spinto a correre in via Mortito dove attualmente Paoletto, Tina, e i bambini, vivono arrangiati e addossati gli uni agli altri coi nonni e con una zia in una umilissima casa popolare. Con rabbia, non appena siamo giunti sul posto, abbiamo constatato che lo Stato nel mentre trova con estrema facilità soldi a volontà per abbattere le casette dei poveri cristi e distruggere irrimediabilmente interi nuclei familiari, qui come altrove non trova i fondi necessari per dare dignità e sicurezza alle famiglie lavoratrici che vivono all’interno delle case popolari che versano in una condizione di degrado e di fatiscenza a dir poco vergognosa. Paoletto che è costretto a dormire da solo su un piccolo e scomodo divano, ci ha mostrato la piccolissima camera da letto dove ci entra solo il letto matrimoniale su cui dormono la moglie e i figli. All’improvviso l’abbiamo visto rannicchiarsi per terra e cacciare da sotto al letto alcuni dei loro effetti personali che diversamente non saprebbero dove sistemare visto la totale mancanza di spazio e la ridotta dimensione della casa che non è assolutamente adatta ad ospitare sette persone. “Noi vogliamo un’abitazione da chi ce l’ha abbattuta, è un nostro diritto”, ha dichiarato Paoletto che ha proseguito: “non possiamo continuare a vivere in sette nella casa di mia suocera, stiamo stretti e sacrificati. Noi ora siamo costretti a vivere in queste condizioni perché non possiamo permetterci di pagare il pigione, in famiglia lavoro solo io e abbiamo da crescere due figli”. “Da quando ci hanno abbattuta la casa, ha aggiunto la moglie Tina col volto triste e irrimediabilmente segnato dalla tragedia subita, noi viviamo malissimo. Questo trauma ci accompagnerà per tutta la vita e nessuno ci tutela”. Poi ci ha parlato della figlia: “La mia bambina di sette anni non mangia più. Le devo dare lo sciroppo Betotal per cercare di farla mangiare. Lei dice di avere il mal di pancia ma si capisce che ha qualcosa dentro che non riesce a tirare fuori, ha un dolore che non riesce ad esprimere”. Nel mentre mamma Tina ci rilasciava le sue dichiarazioni in merito al dramma che vivono ormai da mesi, in cucina il piccolo Luca è scoppiato a piangere perché non vedeva più in giro la mamma. Appena l’ha vista le è saltata addosso e mamma Tina ci ha raccontato: “Luca ha comportamenti diversi da quando abbiamo subito l’abbattimento della casa. Ora, rispetto a prima, non posso nemmeno uscire dall’uscio di casa che piange. Non mi posso allontanare che piange, è un dolore che si porta dentro come la bambina. Probabilmente se ci avessero dato subito un’altra casa il trauma non sarebbe stato così forte e invece ci hanno cambiato e nessuno ci aiuta”. Pensate che Paoletto e Tina sono stati costretti ad ammassare in un piccolo scabuzzino i pochi averi che sono riusciti a tirare fuori dalla casa abbattutagli, giocattoli dei bambini compreso. Ma come può infierire sulla povera gente e abbattergli la casa senza neppure dargli una dignitosa alternativa abitativa, uno Stato di una società che si definisce civile, che per le sue inadempienze ha costretto la povera gente a costruirsi un tetto abusivamente non dandogli la possibilità di farlo nella legalità costringendo migliaia e migliaia di cittadini alla sudditanza politica verso gli amministratori comunali di turno che sull’abusivismo hanno costruito le proprie fortune elettorali e di potere sguazzando a loro agio e con la complicità di tutte le Istituzioni del Bel Paese nel più becero clientelismo e favoritismo politico ed elettorale, che da queste famiglie ha incassato volentieri e già speso i soldi del Terzo condono e che su queste case ha sempre preteso il pagamento dell’ICI e delle utenze? Come può uno Stato che si definisce democratico distruggere persone semplici, oneste e laboriose come Paoletto e Tina? Con quale coraggio gli uomini delle Istituzioni di questo Stato si portano sulla coscienza il dramma che stanno vivendo i bimbi in tenerissima età di questa giovane e umile coppia? Ma così come ha coraggiosamente affermato Domenico Savio nell’ultima assemblea popolare contro gli abbattimenti, e va glielo a far capire ai burocrati di questo Stato disumano con quanti inenarrabili sacrifici e privazioni di vita questa povera gente si è tirata su quattro mura. E che dire di quei politici che pur di “estorcere” voti agli elettori già un anno fa hanno promesso l’immediata soluzione del problema? Ricordate la Mara Carfagna, Ministro della Repubblica dell’attuale governo Berlusconi e al seguito della quale hanno fatto letteralmente da zerbino alcuni improvvisati capipopolo che guidano certi Comitati anti-ruspe della Terraferma, che promise in campagna elettorale che se avessero vinto le elezioni con Caldoro in Campania non sarebbe andato più giù un solo pilastro? Altro che pilastri. Da allora sono andate giù le case dei poveri cristi tra l’indifferenza e l’insensibilità della bella Ministra che ha vergognosamente sedotto e abbandonato, strumentalizzando un dramma sociale senza precedenti e illudendo spudoratamente migliaia e migiaia di elettori campani sul cui capo pende la mannaia della demolizione. Da allora sino ad oggi oltre ad aver reso cumuli di macerie umili case, sono state distrutte intere famiglie la cui tragedia dovrà per sempre pesare come un macigno sulle coscienze di tutta la classe politica italiana di centro, di centrodestra e di centrosinistra ma in modo particolare su quelle di coloro che in campagna elettorale hanno promesso la soluzione del problema come Mara Carfagna e Silvio Berlusconi, per citare solo i più illustri, e loro lacchè locali, provinciali e regionali. Personaggi che comunque sono ancora in tempo per fermare le ruspe di Stato e la distruzione di migliaia e migliaia di famiglie campane. C’è solo bisogno della volontà politica di promulgare un provvedimento legislativo che al momento a nessuno interessa approvare: che vergogna!

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di Gennaro Savio
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