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Senza casa una bimba di 5 anni

Ischia: le ruspe lasciano per strada un umile famiglia



Ischia: le ruspe lasciano per strada un umile famiglia
17/01/2010, 11:01

ISCHIA - Sull’isola d’Ischia stanno per sbarcare le ruspe di Stato non per abbattere la grossa speculazione edilizia affaristica, ma ancora una volta per buttare giù le case di semplici cittadini costretti a costruire, dallo Stato inadempiente che non li ha messi in condizione di farlo nella legalità, abusivamente la propria prima e unica casa di abitazione. Dopo i drammatici abbattimenti consumatisi sulla vicina isola di Procida dove sono state abbattute le prime case di umili e onesti lavoratori, a Casamicciola Terme nelle prossime ore dovrebbe andare giù l’unica, piccola ma dignitosissima casa di abitazione dei coniugi Impagliazzo dove ci siamo recati per incontrare Luigi e Raffaella. Ci hanno accolto col calore umano tipico delle persone semplici, oneste e lavoratrici. Raffaella ha insistito per offrirci un buon caffè. I suoi occhi tristi e lo sguardo nel vuoto, testimoniano l’assurdo dramma sociale che si è abbattuto sulla sua famiglia che tra pochi giorni sarà sbattuta per strada dalle ruspe di Stato. Il marito Luigi non si da pace e si sente impazzire all’idea che la sua piccola casa, messa su con anni di durissimi sacrifici e privazioni, sarà distrutta in poche ore. La lavatrice è stata sistemata in cucina, non c’era posto altrove. Raffaella ci fa visitare la sua casetta. Ci mostra il bagno, la cameretta della figlia Anna e la stanza matrimoniale. Girando lo sguardo in qualsiasi direzione, si notano i giochini della piccola Anna, cinque anni ma già matura come una ragazzina di dieci. Col suo sguardo triste e con una padronanza di linguaggio non comune per i bimbi della sua età, ci ha elencato i doni ricevuti da Babbo Natale e dalla Befana. Il computer di Hello Kitty, un bambolotto, il carrello per la spesa e le ballerine. Tanti bei regali che non potranno mai compensare il dolore di perdere la casa dove è nata e la stanzetta dove è cresciuta. Ci siamo accomodati in cucina. Raffaella non apre bocca, butta giù bocconi amari, soffre in silenzio, ma è distrutta dentro. Luigi è disperato, sembra frastornato da ciò che sta per accadere e si sente un condannato a morte. “Vivo in una casa di appena cinquanta metri quadrati, ho solo due stanze e un bagno: Mi sento come colui che in Italia non ha più il diritto a vivere, questa è la sensazione più forte che sento. Non vedo nessuna luce per il futuro, soprattutto per mia figlia. Sono disoccupato da un anno e non percepisco nessun tipo di sussidio, neppure la disoccupazione. Sono stato abbandonato da tutti”.
Parole strazianti che rappresentano un grido di dolore sinora inascoltato dallo Stato. Ma Luigi, nonostante tutto, non si arrende e a sorpresa fa un ultimo appello, rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il quale, col un provvedimento legislativo del governo che il PCIML gli chiede ormai da due anni, potrebbe salvare le case della povera gente. “Le sembra giusto, che in Italia i ricconi posseggono le ville e alla povera gente si abbatte l’unica casa? Giustamente avete ricostruito le case a L’Aquila dopo il terremoto, ma come è possibile che a Ischia le buttiate giù?”.
Intanto il Comitato per il diritto alla casa di Ischia e Procida, ha indetto una grande manifestazione popolare per lunedì 18 gennaio 2010 che si terrà nel Comune di Ischia e a cui Domenico Savio ha fatto appello affinché partecipino tutti, anche il vescovo d’Ischia. Oltre all’invito alle popolazioni isolane a partecipare all’importante manifestazione, Domenico Savio ha fatto appello al Presidente della repubblica, al Consiglio Superiore della Magistratura e ai Giudici a fermare le ruspe dinanzi al dramma sociale della famiglia Impagliazzo.
Infine ricordiamo che solo sull’isola d’Ischia dovrebbero essere abbattute oltre diecimila case. Sarebbe una vera e propria ecatombe sociale dove gli unici vantaggi li ricaverebbero i sanguisuga della speculazione edilizia locale che saranno ben felici di poter continuare a fittare, a prezzi sempre più esorbitanti, i propri appartamenti a chi lo Stato ha negato il diritto alla casa. A morte Gesù, evviva Barabba. Con questa frase possiamo sintetizzare la triste e sciagurata cronaca sociale dei giorni nostri.

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di Redazione
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