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Il Presidente dei pescatori di Forio ha scritto al Ministro

Ischia, pescatori penalizzati dalle nasse-killer


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Ischia, pescatori penalizzati dalle nasse-killer
04/06/2011, 13:06

Già venti anni fa l’attuale Presidente dell’Associazione Pescatori di San Vito presentò alle Autorità competenti un esposto simile affinché la pesca con le nasse venisse come tradizione consentita solo nel periodo che precede le festività natalizie mentre attualmente e da anni, secondo i pescatori foriani, pescherecci della Terraferma “posizionano in modo fisso e stabile migliaia di nasse in lunghissimi filari quasi paralleli a pochi metri dalla costa. Ciò ha creato una barriera nella quale qualsiasi esemplare che si imbatte, di dimensione anche ridotta, viene inevitabilmente attratto dall’esca che vi è all’interno e di conseguenza catturato”. E’ bene sottolineare che i pescatori di Forio da anni hanno rinunciato alla pesca con le nasse per evitare di arrecare danno all’ambiente marino.
di Gennaro Savio*
Pensavano che almeno la costituzione del Regno di Nettuno, l’Area Mrina Protetta ischitana, avrebbe in qualche modo messo fine alla pesca con le nasse da parte dei pescatori del Continente, tipo di pesca che i pescatori locali già da tempo hanno deciso autonomamente di mettere al bando per amore dell’ambiente marino che da gente di mare amano come la propria vita. E invece, beffa delle beffe, proprio davanti alle coste foriane, in una zona molto limitata che va dal Cuotto al Pomicione, tale pesca continua ad essere consentita anche ai pescherecci del Cotinente. Ma che cosa sono le nasse e che tipo di pesca comportano? Le nasse sono dei contenitori reticolati nei quali si inseriscono dei pesci morti che fanno da esca attirando pesci di varie dimensioni che rimangono impigliati al loro interno. La nassa viene definita trappola mobile perché per Legge deve essere calata in mare e salpata dopo una breve sosta. A Forio, però, denunciano i pescatori locali in un nuovo esposto inviato dal Presidente Domenico Barone al Ministro delle Risorse Agricole e della Pesca, alla Capitaneria del porto di Napoli e all'Ufficio Circondariale Marittimo di Ischia, le nasse utilizzate dai pescherecci della Terraferma che quotidianamente fanno la spola tra Pozzuoli e l’isola d’Ischia sono diventate delle trappole fisse. Questo è il testo dell’esposto presentato. “Sui litorali dell’isola d’Ischia, si legge nell’esposto a firma di Barone, grossi pescherecci provenienti dal Continente, già da parecchi anni, hanno posizionato in modo fisso e stabile migliaia di nasse in lunghissimi filari quasi paralleli a pochi metri dalla costa. Ciò ha creato una barriera nella quale qualsiasi esemplare che si imbatte, di dimensione anche ridotta, viene inevitabilmente attratto dall’esca che vi è all’interno e di conseguenza catturato. Per effetto di ciò si è gravemente alterato l’equilibrato sviluppo della fauna ittica in quanto è venuta a mancare una corretta riproduzione ciclica. Di conseguenza la già scorsa presenza faunistica si è ulteriormente impoverita”.
“Tale tipo di pesca, continua l’esposto, viene effettuato indiscriminatamente ed in modo contrario a quanto previsto dalla legge. Difatti l’art. 6 del B. P: R. 2/10/68 n. 1639, nel porre la distinzione tra trappole fisse e mobili, qualifica le nasse quali trappole mobile che devono essere calate in mare per ogni singola operazione di pesca e risalpate dopo breve sosta. Nel mentre, come sopra precisato, esse sono costantemente immerse e vengono salpate solo per pochi minuti al fine di prelevare il pescato. Ciò comporta un ulteriore problema poiché detto attrezzo è fonte di inquinamento del mare. L’esca all’interno delle nasse, costituita di piccoli pesci o crostacei già morti, viene lasciata per lunghi periodi immersa unitamente alle nasse e quindi va in decomposizione e putrefazione. Se si calcola che i menzionati attrezzi sono disseminati a migliaia lungo le coste, si può facilmente immaginare la vastità del’inquinamento che essi producono. Inoltre le nasse intralciano gli altri attrezzi da pesca dei pescatori locali, in speciale modo le reti da posta. Difatti la presenza delle nasse nei fondali non è affatto segnalata e spesso capita che nelle immediate vicinanze al di sopra vi sono le reti dei pescatori locali. Nel tirare le nasse i pescherecci imbrigliano di conseguenza anche la rete e la rovinano irrimediabilmente, tagliano e gettando a mare i resti. Ciò capita in qualsiasi orario, sia di giorno che di notte e quindi resta pure difficile prevenire le operazioni dei pescherecci. Si evidenzia che i pescatori aderenti alla scrivente associazione, rendendosi conto dei danni che essa arreca, già da tempo hanno abbandonato la pesca con le nasse.
Occorrerebbe quindi apportare dei correttivi alla normativa riguardante tale tipo di pesca, con limitazioni sia di carattere temporale, che territoriale, in modo da consentire il naturale ciclo produttivo della fauna ittica. All’uopo ci permettiamo di sottoporre all’attenzione delle Autorità in indirizzo alcuni rimedi che potrebbero essere introdotti sia a livello legislativo, che a livello regolamentare per una migliore disciplina della materia.
1. Si auspica il ripristino della antica consuetudine locale secondo cui la pesca con le nasse dovrebbe essere effettuata solo nel periodo antecedente alle festività natalizie e in prospettiva di tali ricorrenze. Consentendola quindi al massimo negli ultimi due o tre mesi dell’anno e vietarla nel resto dell’anno. Tale limitazione potrebbe essere attuata in virtù dei poteri che l’art. 97 del D. P. R. 1639/68 conferisce al Capo del Compartimento Marittimo, previo parere della Commissione consultiva locale per la pesca e con l’autorizzazione del Ministro. Disciplinando quindi l’uso degli attrezzi da pesca secondo consuetudine locale. In tal modo si salvaguarderebbero le specie marine nel periodo della fecondazione e riproduzione che avviene in primavera e nei primi mesi della stagione estiva.
2. Andrebbe limitata la dotazione delle nasse che ciascun pescatore può disporre. A nostro avviso a non più di duecento è il numero delle nasse consentite dovrebbe essere annotato sulla licenza di pesca, di modo che è agevole la verifica. Parimenti a quanto disciplinato dal’art. 103 del menzionato DPR per gli attrezzi da pesca quali le reti, si dovrebbe introdurre una limitazione per quanto riguarda la dimensione delle maglie delle reti delle nasse. Esse non dovrebbero essere inferiori ad una determinata dimensione che permetta l’uscita dei piccoli esemplari catturati ancora allo stadio giovanile.
3. Per favorire gli opportuni controlli e per renderli più efficaci, il Capo del Compartimento marittimo, sentita la Commissione, ai sensi dell’art. 96 2° co. DPR di cui sopra, potrebbe stabilire norme particolari per l’uso di tali attrezzi da pesca con fissazione di turni, giorni e ore per il loro impiego.

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di Redazione
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