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Una scelta fatta anche per primogenito Vincent

Justine Mattera ha conservato a Lugano le staminali cordonali della figlia


Justine Mattera ha conservato a Lugano le staminali cordonali della figlia
09/11/2009, 11:11

Diventata mamma per la seconda volta, Justine Mattera ha voluto fare subito un regalo alla sua secondogenita: Vivienne Rose, venuta alla luce martedì 27 ottobre, può contare per il suo futuro sulle cellule staminali cordonali che mamma Justine e papà Fabrizio hanno deciso di conservare per lei depositandole a Lugano, in Svizzera. Una scelta che la coppia aveva già fatto due anni fa quando era nato Vincent il primogenito, affidandosi alla Swiss Stem Cells Bank - SSCB. «Una decisione che ho preso visto che in famiglia c’è stato un caso di linfoma di Hodgkin», racconta Justine appena dimessa dalla clinica milanese dove ha partorito. La malattia diagnostica alcuni anni fa ad un familiare della soubrette americana, l’ha portata a ricercare e capire quali le soluzioni possibili. Una di queste, è attraverso l’uso delle cellule staminali cordonali. «Negli Stati Uniti l’informazione su questi temi è molto diffusa: un’ampia letteratura si trova in quasi tutti gli studi medici -osserva-. In Italia solo una piccola parte di professionisti dà informazioni sulle staminali».
La piccola Vivienne Rose può contare su un’assicurazione. «Visto il precedente in famiglia, ho voluto che i miei figli potessero avere un patrimonio, una garanzia per il loro futuro: quello che è possibile curare oggi con le staminali sarà solamente una piccola parte di quanto sarà tra 20 anni», continua la soubrette americana. Il prelievo del sangue del cordone ombelicale è stato effettuato senza alcun problema. Il campione, raccolto in sala parto è stato inviato al laboratorio di SSCB dove sarà analizzato prima di essere crioconservato. Tutto è andato liscio, o quasi. «C’è stato solo un piccolo intoppo nella compilazione dei moduli, vista l’agitazione che prende in quel momento; ma è stato tutto superato», continua Justine, felice del regalo fatto alla piccola Vivienne Rose.
Del resto, come spiega Gianni Soldati, direttore scientifico della SSCB, «ad oggi è approvata l’applicazione di questo tipo di cellule, definite multipotenti per le loro caratteristiche, nel trattamento di alcuni tipi di tumori maligni come leucemia, neuroblastoma, linfoma di Hodgkin e il mieloma multiplo. Ma anche in casi di malattie del sangue, come anemie, talassemie, sindromi di Fanconi, Evans e Kostmann, ed in alcune malattie correlate al sistema metabolico e alle immunodeficienze». Il campo di applicazione delle staminali cordonali, tuttora vasto, è destinato ad ampliarsi ulteriormente, visti gli oltre duemila studi clinici che sono in corso nel mondo con cellule staminali ed i quasi 130 studi clinici con cellule staminali da cordone ombelicale.
«Si tratta di un campo in continua e costante evoluzione che, con ogni probabilità, aprirà nuovi scenari in un prossimo futuro», precisa Paolo Martinelli, direttore generale della SSCB. Inoltre, con la conservazione autologa si supera il problema della compatibilità per un futuro ed eventuale utilizzo delle staminali. Prosegue: «Il bambino “proprietario” è compatibile al 100 per cento. Per un familiare la probabilità è di circa il 25 per cento. Con l’allontanarsi del grado di parentela questo valore diminuisce fino a diventare di una possibilità su 40mila tra estranei».

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di Redazione
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