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La Balena: i lavoratori dello sopettacolo occupano la sede del forum delle culture


La Balena: i lavoratori dello sopettacolo occupano la sede del forum delle culture
02/03/2012, 11:03

Questa mattina il collettivo "La Balena" dei lavoratori dello spettacolo e dell'immateriale di Napoli inieme a lavoratori dello spettacolo del teatro Valle di Roma e ad altri attivisti della cultura e dei movimenti di base, hanno occupato l'ex asilo Filangieri, sede del Forum Universale delle Culture. (per altro intonso, nemeno un foglio sparso, nemmeno un barlume di attività...) Per tre giorni sarà sede di incontri e attività sulla situazione delle politiche culturali, del welfare e dei lavoratori dello spettacolo (leggi comunicato).  L'ultima foto riguarda un budget del 2011 (undici milioni per workshop e spettacoli che coinvolgono il forum delle culture col teatro festival... ma che ha messo in scena!!?)

contagio alla rovescia La Balena -¬‐ collettivo di lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale di Napoli il 2 marzo 2012 alle ore 9 ha occupato l’Ex Asilo Filangieri, sede della Fondazione del Forum Universale delle Culture in vico G. Maffei n.4 – Napoli Occupiamo questo spazio perché sentiamo questo luogo come una delle tante contraddizioni aperte nella nostra città. Non intendiamo sollevare le criticità del Forum Universale delle Cultura, ma usare questo spazio come contenitore informale di incontri e narrazioni da aprire alla città, per dare vita ad un’inchiesta permanente sullo stato dell’arte e della cultura e sulla condizione dei lavoratori dell’immateriale, attraverso nuove pratiche e nuovi linguaggi. La prima pratica di politica culturale è l’incontro, la riconnessione del tessuto sociale di una comunità che per troppo tempo è stata costretta ad autoreferenziare i diversi ambiti che la compongono. Con quest’azione ci mettiamo in connessione con un movimento nazionale dei lavoratori della conoscenza -¬‐ circa 1/3 della forza lavoro – che in tutta Italia sta affermando la propria identità assumendosi sempre più la responsabilità etica, civile, e politica della tutela e dell’esercizio dei propri diritti: diritto all’esistenza sostenibile, riconoscimento sociale del nostro lavoro, diritto alla tutela della creazione e della produzione. La cultura è un diritto, una necessità, non un privilegio. Non vogliamo una cultura mediata dal potere politico,  sottomessa a logiche di partiti pronti a gestirla per fini elettorali o di spartizione economica. La cultura non si governa, si lascia esistere!Proponiamo nuove pratiche, partecipate e condivise, che interrompano i dispositivi di cooptazione dall’alto, convinti che tutte le arti dello spettacolo, come anche la formazione, non possano fondarsi sulla produzione di ricchezza economica, perché i saperi e la conoscenza sono il fondamento per la ricostruzione di una comunità e per lo sviluppo di una collettività sana e consapevole. Partecipano all’azione: Teatro Valle Occupato di Roma, Ex-¬‐Cinema Palazzo di Roma, I lavoratori dell’arte di Milano, Teatro Coppola di Catania, Arsenale di Palermo, S.a.l.e. Docks di Venezia. Venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 marzo convocheremo tre assemblee pubbliche su beni comuni, welfare e politiche culturali in cui insieme a filosofi, artisti, giornalisti, scrittori, architetti, editori, movimenti, comitati, studenti, lavoratori e cittadini tutti ricominceremo a discutere delle parole per avviare un processo di presa di  coscienza collettiva.  Siamo convinti che solo attraverso la relazione con le altre realtà in lotta possiamo ridisegnare un  immaginario a venire comune, slegato da dinamiche di nostalgia del passato, che guardi fortemente al futuro  e che proprio attraverso nuovi processi di riappropriazione dal basso sia capace di ridefinire il ruolo delle  istituzioni.  Ci immaginiamo al primo giorno di vita di una nuova comunità; “Noi dobbiamo essere i genitori. Abbiamo  bisogno di riappropriarci di un senso del futuro, perché sotto il sole sta accadendo qualcosa di radicalmente  nuovo.” Probabilmente non vedremo i frutti di quello che stiamo generando, ma questa è la prospettiva che scegliamo  per un’ecologia della democrazia.

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di Redazione
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