Cronaca / Nera

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Il Chicago Tribune analizza l'impero della contraffazione

La Camorra morde la Mela: il business dei falsi Iphone


La Camorra morde la Mela: il business dei falsi Iphone
28/05/2010, 21:05

NAPOLI – Non solo trapani, seghe e altri generi elettronici di largo consumo. Anche Iphone, perfettamente identici, perlomeno dal lato estetico, al prodotto originale marchiato Apple. La camorra ha deciso di alzare il tiro, entrando direttamente nel business dell’alta tecnologia contraffatta. Se i prodotti tecnologici e di uso comune erano già una fonte di guadagno di tutto rispetto, adesso si apre un nuovo orizzonte: quello dei gioielli di ultima generazione, taroccati e pronti per rinverdire le sempre floride casse della malavita organizzata.
L’elenco della merce sequestrata dalla Guardia di Finanza di Napoli nell’ultima operazione, solo in ordine di tempo, è rimbalzato fino al noto quotidiano americano Chicago Tribune, che dedica ampio spazio alla maxi operazione delle Fiamme Gialle partenopee, che nei giorni scorsi hanno scoperto un carico proveniente dalla Cina e destinato alla malavita organizzata del capoluogo campano, contenente prodotti contraffatti e recanti marchi famosi come Bosch, Hitachi, Honda, ma anche Apple.
Secondo quanto appurato dagli investigatori, i telefonini e gli altri prodotti importati dalla Repubblica Cinese per conto della Camorra Spa non erano destinati soltanto al mercato italiano. Il business si estendeva ben oltre i confini nazionali, contaminando i mercati di altri paesi tra cui Germania, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Svezia ed Australia. Un fenomeno, osserva il Chicago Tribune, che non può quindi restare solo relegato a Napoli o quantomeno all’Italia, ma che si estende a macchia d’olio e mette in evidenza sia la portata degli affari della malavita organizzata, sia il ruolo che essa svolge per quanto riguarda la merce contraffatta, ponendosi quasi come interlocutore unico per gli esportatori orientali. Un predominio, commentano gli osservatori americani, vinto nella lotta al denaro combattuta con altre organizzazioni criminali di elevato spessore, come le mafie russe.
Secondo i servizi segreti italiani, l’affare della contraffazione resta uno dei più redditizi e quindi è ipotizzabile che la camorra cerchi di ritagliarsi uno spazio sempre maggiore in quel mercato. Conclusioni a cui gli 007 sono giunti anche studiando il comportamento dei gruppi criminali locali, che spesso proprio sulla contraffazione hanno costruito i propri imperi criminali. Poi sono arrivati i traffici di armi, il business della droga, ma c’è poco da fare: commerciare in falsi d’autore, in prodotti talvolta qualitativamente accettabili e soprattutto identici agli originali, espone a rischi minori ed offre guadagni maggiori.

Giusto per fare qualche esempio, Antonio Caiazzo, boss del Vomero, cominciò facendo il magliaro. Raggranellava i primi soldi in quel modo anche Paolo Di Lauro, noto all'anagrafe di camorra come Ciruzzo il milionario, il boss di Secondigliano, capace di gestire piazze di spaccio da mezzo milione di euro al giorno prima della Faida di Scampia. Tuttoggi i vicoli di Napoli e i caseggiati della provincia pullulano di fabbriche improvvisate, capaci di sfornare ogni giorno migliaia di cd e dvd o di cucire abiti che spesso nemmeno un occhio esperto riesce a riconoscere come falsi.

Nel corso dell’ultima operazione della Guardia di Finanza, sono finite in manette sette persone in Italia e due residenti all’estero, tutte accusate di essere componenti “attive” dell’organizzazione criminale. Sequestrati, inoltre, circa 5 milioni di euro in conti bancari, tutti nelle disponibilità degli arrestati.

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di Nico Falco
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