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Alla bonifica, però, resistono alcuni profili "criminali"

La camorra sconfitta solo su facebook


La camorra sconfitta solo su facebook
28/04/2010, 12:04

NAPOLI - La camorra è stata sconfitta. Almeno sul social network Facebook. La creazione di alcuni gruppi inneggianti boss del presente e del passato, nonché organizzazioni criminali in ascesa in città, come gli scissionisti di Secondigliano, hanno attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
La “sommossa” ha determinato la chiusura di profili e “pagine” create con lo scopo di esaltare le figure e le gesta di feroci criminali che hanno lasciato sul proprio percorso una lunga scia di sangue. Raffaele Cutolo, Paolo Di Lauro ed il figlio Cosimo, gli scissionisti di Raffaele Amato, Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria. Da Napoli a Casal di Principe: l’elenco resta lunghissimo. Migliaia di utenti a scrivere, a rilasciare commenti ed opinioni a favore delle cosche, ad inneggiare i clan del proprio quartiere, a rimarcare il dominio territoriale e guerre tra gruppi armati. Fanno il tifo, come se non si parlasse di camorra ma di squadre di calcio. Il classico esempio di “sottocultura” che storicamente rappresenta una zavorra per la crescita sociale e civile delle comunità meridionali.
Lotta alla criminalità nella vita reale ed in quella virtuale che, spesso, tra chat, messaggi e social network, si intersecano creando una matassa difficile da sbrogliare. Nonostante la censura e l’intervento persino di alcuni parlamentari, come nel caso di Pina Picierno del Pd, su Facebook alcuni gruppi “deviati” resistono alla bonifica. Il primo è quello degli “scissionisti” di Secondigliano. Popoloso quartiere della periferia a nord del capoluogo partenopeo. Categoria “organizzazioni-club e associazioni”. Centotrentatre membri. I contenuti della bacheca non risultano visibili ai visitatori esterni al gruppo. La fotografia del profilo non lascia spazio all’interpretazione: sullo sfondo le vele di Scampia mentre in primo piano si vedono due giovani a bordo di uno scooter, col casco integrale, mentre compiono un omicidio. Il passeggero impugna una pistola e spara contro un suo coetaneo, ripreso mentre si accascia. Se non ti scrivi non puoi vedere nulla: né le discussioni, né i commenti degli utenti né le fotografie.
Gli “scissionisti” resistono così come il clan Di Lauro. In questo caso la descrizione del gruppo è inquietante: “Cosca che chiunque vorrebbe farne parte. Si riuniscono giù il tugurio, alla mattina specificatamente alla domenica, ma non disdicono anche altri giorni, e qui vengono prese importanti decisioni accompagnate da ottimo vino e dell’ottima selvaggina (anzi speciale)”. Quarantacinque membri. Poca roba. Nel profilo un mosaico di foto segnaletiche coi volti degli affiliati arrestati in diverse retate delle forze dell’ordine. Sulla bacheca, per i non iscritti, è possibile visualizzare altre due fotografie. Una sorta di biglietto da visita: una pistola ed una serie di dosi di cocaina impachettate.
Da Scampia a Casal di Principe sotto la voce “camorra”. Un’altra pagina con ben 280 membri e nel profilo le fotografie dei vertici delle organizzazioni legate a “Sandokan” ed a Bidognetti: Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria, Antonio Iovine. Ma sul regno di “Gomorra” il gruppo più forte è quello che ritrae la fotografia dell’insegna del paese. Quattrocento iscritti, tutti sostenitori dei “casalesi”, dei camorristi di Casal di Principe. Fino e qualche giorno fa la bacheca era aperta. Bastava cliccare sulla finestra e leggere le farneticazioni di giovani ed adulti. Non c’è nessuna distinzione. Né di idee né di valori. “Casale domina” ed una serie di frasi ad esaltare i boss locali, dagli arrestati ai latitanti. C’era pure spazio per litigare con chi, invece, si schierava dalla parte di Raffaele Cutolo. Di chi voleva rimarcare “i valori” e “l’onore” dei vecchi camorristi. Non c’è nulla da fare, i “casalesi” non hanno accettato l’intruso e lo hanno invitato in paese per un confronto serrato, ovviamente a colpi di spranghe, coltelli e pistole. Il gruppo da pochi giorni ha “chiuso” la bacheca perché salito alla ribalta della cronaca. Gli utenti continuano ad operare normalmente su quel profilo ma con qualche tutela in più.
Non mancano, infine, “nickname” col nome e cognome dei più famosi boss. C’è chi gioca, chi lo fa perché ci crede e chi, magari, camorrista incallito, utilizza il social network per scambiare informazioni delicate o magari impartire ordini attraverso linguaggi e messaggi criptati. Nessuno può saperlo. Nessuno può dirlo. Davanti c’è un’unica certezza: che nella società, da quella reale a quella virtuale, il fenomeno camorristico è radicato. I boss rappresentano l’esempio, per molti, di come si guadagna il rispetto e l’onore. Sono personaggi mitologici, per i giovani e per gli adulti. C’è una differenza tra realtà e mondo virtuale: su Facebook la camorra è stata sconfitta. Basta, però, spegnere il Pc e, purtroppo, si torna a fare i conti con la realtà. Una triste realtà. Per una volta meglio la vita virtuale.





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di Giovanni De Cicco
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