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La Comunicazione


La Comunicazione
18/06/2009, 07:06

 

PERCHE’ COMUNICHIAMO? IL COMPUTER SARA’ IN GRADO DI SUPERARE L’ INTELLIGENZA DEL CERVELLO UMANO?

di Lopreiato Antonella


 

Ci siamo mai chiesti se quello che diciamo arriva al destinatario in maniera corretta e nel modo in cui noi vogliamo che arrivi il messaggio? Il ricevente del messaggio ha sempre capito ciò che abbiamo espresso? Come ci accorgiamo dell’errore? L’altro ce lo fa capire oppure risponde ad una cosa diversa da quello che noi inconsciamente abbiamo espresso? Si, a volte è così ci facciamo innumerevoli domande ma il punto base cioè quello più importante è perché e come comunichiamo? Risponderemo con molta facilità: “attraverso la parola altrimenti come facciamo ad esprimerci”? Il messaggio è un codice che va espresso con un linguaggio verbale ma anche con quello gestuale attraverso codici prettamente stabiliti (con un significato esplicito, un senso logico e con i giusti toni). Un messaggio breve o lungo che sia l’importante è saperlo decifrare. I codici altro non sono che dei segni che vanno decrittati in modo tale che il ricevente ne intuisca il significato. Il canale è il mezzo fisico attraverso cui arriva il messaggio. La fonte è colui o coloro che ne distribuiscono le informazioni quotidianamente. Questi elementi fanno parte del circuito comune della comunicazione senza la quale non ci sarebbero né l’uno, né l’altro. Oggi infiniti messaggi ci arrivano all’orecchio e coinvolgono anche altri organi di senso come la vista. La mattina usciamo di casa per andare a lavoro e ci accorgiamo vagamente degli innumerevoli messaggi che ci persuadono continuamente. Manifesti di pubblicità fissati ovunque, volantini e depliant che vengono distribuiti tra le strade. Rendere pubblico un oggetto significa renderlo noto a più persone possibili per rendere quel prodotto vivo e consolidarlo nel tempo attraverso la saturazione della marca. L’obiettivo è arrivare alla mente della gente attraverso la persuasione, come già sottolineato, attirando più persone possibili. Meccanismi come l’attrazione per i colori o per una frase che ci colpisce perché rappresenta in qualche modo la vita quotidiana di ognuno incuriosisce e a volte proprio per farlo notare, stupisce. Le persone vogliono sentirsi protagonisti delle loro storia e in qualche modo il pubblicitario li rende felici rappresentandoli in prima persona. La pubblicità è una forma di comunicazione verbale e gestuale allo stesso tempo. Ci colpisce perché è vitale, piena di colori e sfumature tratte dalla natura quotidiana dell’uomo. I gesti sembrano essere nulli nel loro significato se non aggiungiamo la parola, in realtà è la parola che ha bisogno dei gesti. Sembra infatti che il gesto (linguaggio non verbale) ha un’importanza preminente rispetto al linguaggio del 60% in un secondo posto troviamo la parola con il 30% e per ultimo il tono con il 10%. Ma come si arriva al messaggio? E’ necessario un processo di cui noi ignoriamo l’esistenza poichè non curanti della padronanza del motore più interessante al mondo ossia “il cervello”, capace di immagazzinare miliardi di informazioni al minuto. Il cervello che non supera nemmeno le macchine elettroniche poiché anch’esse costruite per l’intelligenza dell’uomo, ha un sistema nervoso che con un meccanismo connettivo assorbe un flusso di segnali e di informazioni nei circuiti cerebrali, definito “plasticità sinaptica”. “Accanto a computers sempre più potenti ma che utilizzano meccanismi computazionali non paragonabili a quelli cerebrali, gli studiosi dell'intelligenza artificiale stanno sviluppando sistemi computazionali, quali le reti neurali, che partono dal principio fondamentale del funzionamento dei circuiti neurali, la plasticità sinaptica e la capacità di modificare la propria attività sulla base dell'apprendimento e della precedente attività. Così, i più entusiasti studiosi dell'intelligenza artificiale prevedono che nel corso del presente secolo non solo si avranno computers in grado di avere consapevolezza di sé e di sentire qualcosa di molto simile alle emozioni umane, ma ipotizzano addirittura una sempre più stretta simbiosi fra l'uomo ed un computer che abbia raggiunto il livello evolutivo non solo di una macchina intelligente ma addirittura di una macchina spirituale”. Senza troppo esagerare gli esperti che riferiscono questo concetto sono entusiasti ed orgogliosi di procedere i loro studi sui neuroni capaci si trasmettere l’informazione attraverso il processo della “sinapsi” (attività dei circuiti nervosi) e congiungerli nello studio dei dispositivi elettronici. Le esperienze del vissuto umano vengono fin dalla nascita assorbite dal cervello tramite l’apprendimento e la memoria. L’ evoluzione del sistema nervoso centrale capta i codici linguistici e li fissa nella memoria. Ricordiamo una cosa quando ci sembra interessante. Se non lo è, la dimentichiamo in breve tempo ecco perché esiste la memoria a breve e a lungo termine. Questo per i computer non è un problema. Ci accorgiamo di ricordare molto di più un’informazione se la viviamo in prima persona per questo le esperienze ci aiutano a crescere. Tutto dipende dal modo in cui cresciamo. Ad esempio se l’ambiente che circonda il bambino è tortuoso e violento (è provato che dipende dall’accuratezza della mamma nei primi anni di vita, nel distribuire le necessarie esigenze del bambino, oltre al nutrimento, carezze, abbracci, calore, insomma tanto amore poiché durante i primi mesi di vita il bambino è angosciato nel provare delle strane sensazioni come avere fame perciò la mamma lo deve proteggere da queste angosce, se non lo fa il bambino cresce disturbato e violento). Bisogna dare al bambino più di quanto si possa immaginare ma quello che conta di più è che la famiglia gli dia tanto amore fin da piccolo per fargli capire i valori della vita e aiutarlo a diventare un uomo sano e cosciente.


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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