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La decisione è rimandata al legislatore

La Corte Costituzionale dice di no ai matrimoni gay


La Corte Costituzionale dice di no ai matrimoni gay
14/04/2010, 14:04

ROMA - Alla fine i giudici della Corte Costituzionale hanno scelto la strada di Ponzio Pilato: se ne sono lavati le mani, di questa patata bollente che è il matrimonio gay, rimandando alle decisioni del legislatore. Il che è quasi ridicolo, considerando che questa maggioranza ha già ampiamente dimostrato di avere una predilezione per le discriminazioni anche contro i gay.
Il ricorso - che è stato dichiarato inammissibile ed infondato - era stato presentato secondo una campagna ben pianificata: una trentina di coppie gay hanno chiesto al proprio comune di sposarsi con rito civile. All'ovvio rifiuto dell'ufficiale di stato civile, hanno risposto con un processo civile per risarcimento danni contro il comune; mezzo indispensabile per ottenere, durante il processo, che il Giudice chiedesse alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla costinuzionalità di una legge che discrimina chi è omosessuale. Ad accettare di presentare la questione di costituzionalità sono stati il Tribunale di Verona e la Corte d'Appello di Trento, basandosi sulla violazione degli articoli 2 (diritti inviolabili dell'uomo), 3 (uguaglianza dei cittadini), 29 (diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) e 117 primo comma (ordinamento comunitario e obblighi internazionali) della Costituzione.
Ed in realtà, come si fa a dire che quanto meno l'articolo 3 non venga violato da una legge che consente ad un trans di sposarsi dopo il cambio di sesso (e quindi di sposarsi con una persona del suo stesso sesso anagrafico di nascita) ma non lo consente ad un gay?

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di Antonio Rispoli
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