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Il tentativo è di bloccare la decisione del Comune

La Curia di Milano: "Con le unioni civili, rischio poligamia"


La Curia di Milano: 'Con le unioni civili, rischio poligamia'
21/07/2012, 16:57

MILANO - Pesante intervento della Curia milanese alla vigilia della discussione in Consiglio Comunale sulla introduzione del registro delle unioni civili. 
SI tratta di un documento firmato da Alfonso Colzani, responsabile - insieme alla moglie Francesca Dossi - del Servizio della famiglia per la Diocesi milanese, documento che uscirà domani su Milano7, complemento domenicale di Avvenire. SOno state rese note alcune anticipazioni, in cui si legge: "Introdurre un registro comunale delle unioni civili è un'iniziativa inefficace, forse solo un'operazione d'immagine. E' invece la famiglia, che ha un ruolo sociale e civile evidente e riversa positivamente sull'intera società il suo benessere complessivo, a richiedere sostegno in questa fase di crisi economica. Abbiamo davanti l'esperienza di quanto è accaduto nelle altre città dove questo registro è poco utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventi". Poi i toni si alzano e Colzani paventa ""il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia: l’uomo poligamo immigrato a Milano, di fatto, potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile, posto che il registro non limiterebbe tale unione solo a quella tra due persone. Il Comune di Milano, che non si propone solo di registrare bensì anche di tutelare e sostenere le unioni civili, finirebbe così per tutelare e sostenere un istituto quale la poligamia che nel nostro ordinamento è ritenuto contrario all’ordine". 
L'invito finale è a fermarsi e a rimandare la questione al Parlamento: "Le coppie in Italia che scelgono la convivenza come forma stabile di unione hanno alcuni loro diritti. Questi temi vanno affrontati con calma e dal parlamento e non da un singolo Comune. È chiaro che un dibattito nazionale in parlamento non si limiterebbe al 'registro', perché affronterebbe anche il disegno complessivo dei vari legami pesandone il loro rilievo sociale. Allora il dibattito avrebbe un altro senso e ci sarebbe una maggior possibilità anche da parte dei cattolici di intervenire portando le proprie convinzioni interagendo in modo costruttivo con le altre identità culturali. Quindi sarebbe una cosa più seria. Introdurre un registro così invece è un'iniziativa sostanzialmente inefficace, forse semplicemente un'operazione d'immagine. Probabilmente questa giunta in qualche modo deve saldare alcuni 'debiti' verso una parte di elettorato che l'ha sostenuta". Inutile dire che se non sono i Comuni i primi a muoversi, e a stimolare il Parlamento, non cambierà mai nulla. I partiti ivi presenti hanno troppo interesse ad assecondare i diktat del Vaticano, per fare leggi a favore dei cittadini. 

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di Antonio Rispoli
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