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La denuncia della famiglia Cordua


La denuncia della famiglia Cordua
16/06/2010, 15:06

Pozzuoli (NA). Un grido d’allarme; di disperazione; di ansia. Ed una richiesta di aiuto al contempo. La famiglia Cordua ha bisogno di sostegno e si rivolge alla Casa comunale di Pozzuoli. Procolo Cordua e Matilde D’Isanto sono i  genitori di Mimmo e Salvatore, rispettivamente di 29 e 27 anni, affetti dalla nascita da una grave forma di epilessia collegata ad alterazioni cerebrali, lesioni traumatiche e disturbo del comportamento. Non possono svolgere alcuna azione se non sorretti da aiuti esterni. Non possono alzarsi dal letto, recarsi al bagno, mangiare, bere, e ogni qualsivoglia movimento. Convulsioni ed eccessi di  salivazione impediscono ai due ragazzi, invalidi al cento per cento, di vivere in modo autosufficiente. Beneficiari della legge 104, ricevono un contributo economico minimo da parte dell’ente comunale e assistenza da parte dell’Asl. Ma evidentemente non basta. “I nostri figli sono seguiti da due operatori dalle otto di mattina alle nove di sera e nei giorni festivi solo per tre ore la mattina e tre la sera. Ma la notte non sappiamo come comportarci; prigionieri in casa nostra. Amiamo i nostri figli e non permetteremo mai che siano allontanati da noi, ma siamo anziani per riuscire ad assisterli di notte. E soprattutto nei giorni festivi, quando sprovvisti di aiuti esterni. Chiediamo maggiore assistenza per poterli vedere crescere e offrire loro l’aiuto che necessitano senza sottrarli all’amore che vogliamo poter continuare a donargli anche solo con la nostra presenza”- si sfogano i coniugi, disperati; “Salvatore, dopo una caduta accidentale presso il Centro Iflan dove pratica terapie, ha riportato una grave contusione alla caviglia, che gli impedisce la normale deambulazione. L’operatore, che lo assiste a casa, non è in grado da solo di farlo camminare, per  la notevole statura di mio figlio. E’ necessaria almeno un’altra persona per far sì che il ragazzo possa spostarsi; abbiamo segnalato la situazione invano. Non ci è stato affidato un secondo operatore per l’assistenza. Intanto Salvatore si curva sempre più ed è costretto a restare seduto per tutto il giorno su una sedia, come un vegetale”- si rammarica il signor Procolo, ex impiegato bancario, licenziatosi per affrontare la dura situazione familiare. “Fino all 2001, mi sono fatto carico di un’assistenza privata; ho speso circa 60 milioni di lire che non mi sono mai stati restituiti. Non è possibile che nessuno prenda in considerazione il dramma e l’usura fisica e psicologica che ormai caratterizza la mia vita e quella di mia moglie, che è poi cardiopatica. Ci siamo rivolti ai Servizi Sociali, ma ci hanno ignorato. Dal Comune giunge sempre la stessa risposta e dunque la mancata presenza di fondi”.

 

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di Livia Carandente
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