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Il Lingotto contro la sentenza del Tribunale

La Fiat agli operai reintegrati: "Restate a casa"

Fiom: "E' ancora una volta atteggiamento antisindacale"

La Fiat agli operai reintegrati: 'Restate a casa'
24/02/2012, 20:02

POTENZA  - La Fiat non ci sta. E “non intende avvalersi delle prestazioni lavorative” dei tre operai di Melfi reintegrati in base alla sentenza della Corte di appello di Potenza. Lo dice senza mezzi termini: con un telegramma invita a restare a casa Giovanni  Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, licenziati nell'estate del 2010 con l'accusa di aver bloccato un carrello durante uno sciopero interno. I tre operai riceveranno regolarmente lo stipendio. Tuttavia, non sono presenza gradita in fabbrica.

Già stamattina le prime avvisaglie di quanto sarebbe diventato più chiaro con il telegramma. Con un comunicato, la casa automobilistica torinese ha continuato a condannare la condotta dei tre dipendenti, ha annunciato che contro la sentenza presenterà ricorso in Cassazione e ha anticipato che “proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano”. L'avvocato Lina Grosso, uno dei legali Fiom, ha spiegato che “sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perché la Fiat come al solito non rispetta la sentenze”. “La Fiat continua nel suo atteggiamento antisindacale”, ha chiosato Emanuele De Nicola, segretario della Fiom della Basilicata.

IL REINTEGRO – L'azienda si è macchiata di comportamento anti-sindacale nei confronti dei tre operai, che avevano partecipato ad uno sciopero all'interno della fabbrica e per questo erano stati accusati dalla società di aver sabotato un macchinario e licenziati. Una versione poi parzialmente ritrattata davanti al Giudice del lavoro, che aveva già condannato la Fiat per comportamento antisindacale. Sentenza ribaltata da un ricorso al giudice per l'applicazione del reintegro, che per i lavoratori significava tornare al loro lavoro, mentre per la Fiat è significato relegare i tre in una stanzetta sotto la sorveglianza del servizio di sicurezza interna e il divieto di avvicinarsi agli impianti di produzione. Il secondo giudice diede ragione alla Fiat, dicendo che non c'era comportamento antisindacale e che quindi non era tenuta a farli lavorare alla linea.
Ed oggi la sentenza di secondo grado che invece stabilisce la responsabilità della Fiat e l'obbligo di reintegro.

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di Antonio Rispoli e Gaia Bozza
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