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La Fiom /CGIL dice nò al documento della Fiat su Pomigliano


La Fiom /CGIL dice nò al documento della Fiat su Pomigliano
15/06/2010, 12:06

 

LA FIOM NON ACCETTA IL DOCUMENTO SUPOMIGLIANO

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

Di seguito riportiamo alcune delle più importanti condizioni poste dalla Fiat ai sindacati, che non sono merito di trattativa. Queste condizioni sono state rifiutate dalla Fiom, mentre sono state accettate da tutte le altre sigle sindacali:


 

1 - realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio, pari a sei giorni lavorativi ed a 48 ore di lavoro complessive, compreso il sabato notturno.

2 - 120 ore di straordinario obbligatorio, da fare alla domenica.

3 - possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno.

4 - riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno;

5 - possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti

6 - sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero, in particolare nel turno notturno del sabato, e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento.

7 - facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa, in presenza di un assenteismo superiore a quello programmato.


 

Il Comitato Centrale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della CGIL, si è espresso nel merito del documento presentato dalla Fiat per portare le nuove produzioni della Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. La posizione è chiara, disponibilità nel merito della produzione, rifiuto di discutere delle limitazioni chieste dalla Fiat sia al contratto di lavoro vigente, che ad alcuni diritti individuali come la libertà di sciopero o il pagamento della malattia come previsto dalle normative vigenti. La Cgil dal canto suo ha differenziato la sua posizione, partendo dalla possibile accettazione dell’accordo, senza limitazione dei diritti. In sostanza il sindacato di Epifani in difesa dei livelli occupazionali e produttivi e disposto ad accettare i 18 turni di lavoro l’aumento dei ritmi, a condizione di una vera trattativa senza dover subire un diktat da parte della azienda. Di fronte a questa posizione articolata della Fiom e della Cgil, si sono replicati gli interessati inviti della Cofindustria e del Governo a firmare quel documento, con una lunga serie di dichiarazioni che contengono anche molte falsità sulla fabbrica, sul programma di investimento della Fiat e sul sindacato. Innanzi tutto, nessuno dice più che a Pomigliano si producevano modelli di grande qualità come la 147 e la 159, che non saranno più sul mercato. Il marchio Alfa sarò rappresentato in Italia solo dalla nuova Giulietta, che verrà prodotta a Cassino. La costruzione di vetture di qualità, che non sono mai state la parte più importante della tradizionale produzione Fiat, andranno in America,;addirittura la nuova 500 verrà prodotta in Messico. Di fatto la Fiat non è più un azienda interamente italiana, ma una multinazionale che che ha stabilimenti in tutto il mondo. In questi giorni non si tiene più conto che lo stabilimento di Termini Imerese è di fatto chiuso, che rischia Melfi, mentre nessuno parla più di Avellino e del suo stabilimento di motori di grossa potenza, che venivano montati a Pomigliano. Il famoso indotto, a cui si riferisce, strumentalmente, la mercegaglia e di cui nessuno conosce più il destino produttivo. In questo contesto bisogna ancora affermare che il famoso investimento previsto dalla Fiat di 700 milioni di euro per lo stabilimento di Pomigliano, è il costo dell’industrializzazione del prodotto Panda. Per meglio spiegare ai nostri lettori questo particolare, va detto che il costo per immettere sul mercato un nuovo modello si aggira mediamente attorno al miliardo di lire. Il 30% di questa cifra è per la progettazione del nuovo modello, mentre il rimanente serve per rendere industriale il progetto; ovvero rendere prodotto di serie, quello che è un prototipo da laboratorio. I famosi 700 milioni di investimenti di Pomigliano, sono proprio i soldi necessari per rendere il nuovo modello della Panda un prodotto industriale con una tiratura prevista di circa un milione di esemplari. Il costo di questa operazione, verrà ripartito su ogni vettura e l’investimento verrà retribuito dalle vendite. La produzione della Nuova Panda è solo un programma di lavoro di breve periodo, 5/6 anni al massimo, il tempo della durata del nuovo modello sul mercato, poi, bisognerà trovare nuove soluzioni per lo stabilimento.

La posizione dell’azienda, sullo sciopero e sulle malattie è particolarmente grave, perché parte dal pregiudizio nei confronti dei lavoratori napoletani, che nel passato, secondo l’azienda, hanno abusato della malattia e dello sciopero. Nelle proposte punitive dell’azienda è evidente il sottile razzismo con il quale sono fatte. Nessun membro del Governo, ne nessun giornalista si chiede perché la Fiat, che non ha questo problema in nessuna parte del mondo, proprio a Pomigliano deve introdurre il principio di non pagare la malattia se il numero delle persone ammalate supera la percentuale dell’assenteismo programmato? Di questo non si è mai sentito parlare, nemmeno nelle fabbriche cinesi che da qualche tempo stanno addirittura ottenendo risultati in merito al miglioramento delle condizioni di lavoro. Perché non si vuole ammettere che in una azienda della Fiat il lavoro è massacrante, che gli incidenti sul lavoro sono all’ordine del giorno e che le malattie professionali sono un rischio reale e non una congettura?

Perché non migliorare, con l’investimento anche il modo di lavorarein sicurezza? Perché non produrre pulito? Perché La Peugeot , la Volkswagen, la Mercedes, la Citroen, la BMW, continuano a produrre in Europa, pagano bene i loro dipendenti e non si pongono problemi di regolamentare il diritto allo sciopero ed alla salute dei lavoratori?

Accettare di lavorare 48 ore la settimana su tre turni, garantire lo straordinario programmato la Domenica, consentendo l’aumento dei ritmi e delle saturazioni è un sacrificio enorme che si chiede ai lavoratori, non basta? La posizione della Fiat appare ideologica e politica, in un piano industriale senza strategia e senza futuro. Accetare le condizioni di lavoro per non perdere il lavoro è già un fatto grave per chi è costretto alla catena di montaggio per vivere, dover perdere anche i propri diritti sembra veramente una inutile violenza, frutto di una cultura della prevaricazione e del pregiudizio che caratterizza gli imprenditori ed i manager oitaliani, incapaci a gestire il proprio personale con una politica di consenso e di coinvolgimento nelle strategie della azienda. Il Governo non eroga gli incentivi per l’acquisto delle auto ed allora i costi devono essere pagati dai lavoratori, che non devono ribellarsi, perché l’impresa non deve perdere nemmeno un euro del suo guadagno programmato. Una società del genere è una società che accumula conflitto, quando scoppierà, costerà molto di più al nostro paese. Ci auguriamo che il buon senso prevalga. Se restano le posizioni ideologiche sul tavolo della trattativa, sia padronali che sindacali, il futuro non sarà cersto sereno.

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di Raffaele Pirozzi
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