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Direttori di testate e giornalisti uniti contro il decreto

La Fnsi si mobilita contro il ddl sulle intercettazioni


La Fnsi si mobilita contro il ddl sulle intercettazioni
24/05/2010, 19:05

ROMA - Hanno risposto numerosi e coesi all'appello di mobilitazione  lanciato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e, in tantissimi, tra direttori e giornalisti, hanno preso parte alla videoconferenza organizzata tra Roma e Milano durante la quale si è discusso dei pericoli del dl sulle intercettazioni attualmente discusso in Parlamento.
Al meeting per difendere la libertà d'informazione hanno risposto, in maniera trasversale, i rappresentanti ed i cronisti delle principali testate nazionali; tra questi c'erano Ezio Mauro (La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Corradino Mineo (Rainews 24), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita De Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, ed il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni. In collegamento video da Milano hanno partecipato anche il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa Mario Calabresi ed il vice direttore de Il Sole 24 Ore Alberto Orioli.

Tutti i nomi noti e meno noti della stampa italiana, dunque, si sono dimostrati critici e fortemente preoccupati riguardo le conseguenze gravissime che l'approvazione del decreto legge potrebbe portare alla diffusione ed alla fruizione dell'informazione. "Questo disegno di legge - si legge infatti nella nota che si chiede di pubblicare domani e di diffondere nei notiziari - penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media compresi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie - comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all'udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioé ad essere informati".
"E' un diritto vitale - prosegue il documento - irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico e a cui corrisponde, molto semplicemente, il dovere dei giornali di informare. La disciplina all'esame del Senato vulnera i principi fondamentali in base ai quali la libertà di informazione è garantita e la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giornalisti esercitano una funzione, un dovere non comprimibile da atti di censura. A questo dovere non verremo meno, indipendentemente da multe, arresti e sanzioni. Ma intanto fermiamo questa legge, perché la democrazia e l'informazione in Italia non tollerano alcun bavaglio".

IL COMMENTO DI RODOTA'
Contro la proposta di legge della maggioranza si è scagliato con forza anche l'ex garante della privacy Stefano Rodotà che, intervenendo al Teatro dell'Angelo di Roma proprio in occasione di una manifestazione contro la cosiddetta "legge bavaglio", ha definito il dl "un attacco radicale e profondo ai diritti dei cittadini. Per difendersi servirebbe una rete delle reti per garantire la libertà informativa". Rodotà però non si è fermato alla semplice denuncia e, a dimostrazione di quanto pericolosa ed antidemocratica sia la manovra cogitata dal governo, ha voluto indicare brevemente anche i modi migliori per protestare contro il provvedimento qualora quest'ultimo dovesse essere approvato. A quel punto, infatti, si dovrebbe utilizzare l'arma solitamente efficace della "disobbedienza civile" per poi "rivolgersi alla Corte costituzionale e pubblicare all'estero quello che non viene concesso di pubblicare in Italia".

UN CORO DI NO
80000 firme raccolte in piazza in pochi giorni, 150.000 "no" radunati virtualmente sul nobavaglio.it ed un appello firmato da tutti gli editori (tranne Mondadori ed Einaudi) sono i numeri e le azioni di  una popolazione che si è dimostrata in ogni modo e con ogni mezzo democratico esistente assolutamente contraria all'applicazione del dl sulle intercettazioni.
Una coalizione così forte di cronisti ed editori divisi fino a poco prima della proposta normativa che di fatto limita e rende monca la stampa, dovrebbe far cadere ogni mira censoria nel legislatore e, soprattutto, smetterla di far credere ai cittadini che un simile provvedimento serva a tutelare la loro privacy. Chi non delinque non viene intercettato e, chi gestisce enorme fette di potere e di ricchezza, non può pretendere di vivere in una torre d'avorio dove nessuno può guardarlo e trattarlo come l'uomo di grande responsabilità pubblica quale è. Chi è così ossessionato dalla "privacy" si accontenti di una vita umile e tranquilla; riparata dai grandi affari della politica e da ogni forma di potere...in caso contrario, se ha vezzi dittatoriali, si ricordi che questo non è (ancora) un paese del secondo o del terzo mondo e che qui, un regime parafascista, non sarà tollerato ne ora ne mai.

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di Germano Milite
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