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La Giornata della Memoria... ipocrita


La Giornata della Memoria... ipocrita
28/01/2012, 18:01

Anche quest'anno c'è stata la Giornata della Memoria, dedicata ai 6 milioni di ebrei (o almeno così si dice, dato che non esistono documenti al riguardo) morti nei campi di concentramento, di sterminio e di lavoro durante il nazismo. Naturalmente, non una parola sui milioni di non ebrei (rom e sinti, omosessuali, e così via; ma anche semplici cittadini italiani, francesi, polacchi, ungheresi e così via) che fecero la stessa brutta fine. Ma a questo ormai ci siamo abituati, dato che è quello che succede ogni anno.
Quello che invece mi ha sorpreso in negativo è stata l'attività non trascurabile su Internet di chi ha postato link, articoli e fotografia relative al nazismo e riservate alle stragi di ebrei. E soprattutto i relativi commenti: guai a far presente a queste persone che le stragi non sono solo quelle del nazismo, ma anche quelle di oggi. C'era un profluvio di insulti che si abbatteva sul malcapitato.
E invece le somiglianze sono tragicamente simili. Anche oggi abbiamo Paesi che tentano o realizzano una pulizia etnica: per esempio la Cina, che sta lentamente ma inesorabilmente cancellando la popolazione tibetana, la loro tradizione e la loro storia. Certo, cambiano i metodi: il nazismo aveva "fretta", diciamo così, in quanto lo sterminio era solo una prima fase. La seconda, nella fantasia malata di Heinrich Himmler, capo delle SS, sarebbe stata la creazione di una specie di aristocrazia contadina guerriera tedesca. Cioè gli ufficiali delle SS sarebbero diventati la versione moderna dei signorotti medioevali e avrebbero avuto il controllo su vasti territori, gestiti dai soldati delle SS e coltivati dagli abitanti dei Paesi conquistati. Però, per fare questo, quei territori andavano parzialmente spopolati e le città distrutte. Poichè Himmler intendeva terminare prima della propria morte, dette ordine di "fare in fretta", facendo organizzare i campi di sterminio.
Oggi invece coloro che organizzano le pulizie etniche, quando possono, cercano di farlo con più lentezza, quando sono sicuri che nessuno dia fastidio. La Cina è un esempio. Ma l'altro, piaccia o meno, è Israele. Che sta procedendo con calma e metodicità da 45 anni nel suo sterminio. Uno sterminio che è sulla stessa falsariga di Himmler. Non si parla di signorotti medioevali, ma il concetto è lo stesso. Israele sta sistematicamente eliminando la popolazione palestinese, prendendosi le loro terre per costruire illegalmente le colonie e, di fatto, aggregare al proprio Stato altro territorio. Ma procede con calma, per evitare reazioni internazionali negative. La prima azione in questo senso fu nel 1967, con la cosiddetta "Guerra dei Sei Giorni", perchè tanto durò. Con la scusa che Egitto e Siria stavano per attaccarlo, scagliò il proprio esercito contro questi due Stati, conquistando parte del territorio siriano (in particolare le alture del Golan, massiccio di importanza strategica al confine tra i due Paesi) e molto del territorio egiziano: la Palestina, la penisola del Sinai e fino al canale di Suez. Dopo la successiva guerra (guerra dello Yom Kippur, 1973) e la nuova sconfitta dell'Egitto, e il conseguente trattato di Camp David del 1974, Israele ottenne il controllo della Palestina. E da allora il controllo è diventato sempre più complessivo: le città palestinesi venivano distrutte e le colonie israeliane si moltiplicavano, in numero ed in dimensione. Non solo: Israele si è preso anche le sorgenti e ha proibito ai palestinesi la coltivazione dei terreni (se si avvia una coltivazione, i droni con cui Israele sorveglia le zone abitate dai palestinesi la scorgono immediatamente e allora parte la spedizione punitiva: soldati israeliani arrivano all'alba, sfondano la porta, arrstando tutti gli occupanti della casa, anche se sono donne e bambini. Dopo di che li portano fuori e, prima di portarli via, gli fanno assistere alla distruzione del terreno: un carro armato passa sul terreno, distruggendo qualsiasi pianta; mentre, se sono stati piantati alberi, prima di farci passare sopra il tank, un soldato con la sega elettrica lo fa a pezzi, tagliando tutti i rami). Ancora più grave la situazione a Gaza. La zona è completamente circondata dal cosiddetto "muro di difesa" israeliano (che ha dimostrato essere semplicemente il muro di una immensa prigione per oltre un milione di palestinesi) e gli accessi sono tutti bloccati: 13 sono verso Israele; un altro verso l'Egitto. Ci sarebbe poi lo sbocco verso il mare, ma anche qui siamo in zona pericolosa: le motovedette israeliane abbordano o affondano qualsiasi mezzo lasci la riva; e non è sicuro neanche camminare sulla spiaggia, perchè spesso vengono sparate cannonate contro chi lo fa. Se finora i palestinesi sono sopravvissuti, lo devono - per quanto strano possa sembrare - ad Hamas. I tunnel che sono stati scavati sotto il confine egiziano per conto dell'organizzazione, hanno permesso di organizzare un traffico di cibo, acqua, medicinali ed altri generi di prima necessità (certo, anche armi, ma non erano quelle l'articolo principale, dato che non si trova niente più che pistole e fucili in quel territorio) che ha permesso a molti palestinesi di sopravvivere. Qualche aiuto è arrivato anche dai tanti volontari internazionali, i quali però hanno sempre le mani legate: al massimo possono fare da scudi umani, pregando che i cecchini israeliani non li colpiscano.
E questo non è un campo di concentramento? Quale differenza c'è tra un bambino polacco che nel 1941 moriva nel ghetto di Varsavia, mentre i nazisti stavano al di là del muro che lo chiudeva, e un bambino palestinese che oggi muore a Gaza, mentre i soldati israeliani stanno al di là del muro che la chiude? Io non ne vedo nessuna. E non è che la tragedia di 70 anni fa autorizza gli israeliani ad infliggere le stesse sofferenze ad altre popolazioni. Eppure guai a parlare di queste cose. Si diventa "antisemiti", "negazionisti", "nazisti", nei commenti che ci sono su Facebook o su altri social network. La cosa divertente è che concetti del genere vengono espressi anche da ebrei come lo scrittore Moni Ovadia o il francese Bertrand Henry Levi. Sono ebrei antisemiti? Sarebbe un interessante ossimoro.

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di Antonio Rispoli
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