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La grande truffa del produttore-broker


La grande truffa del produttore-broker
12/02/2014, 09:33

“Volevo guadagnare con operazioni in Australia... ne parlai con Gigi Buffon per farlo entrare nell'affare”. Se l'ex portiere della Nazionale avesse abboccato, sarebbe entrato a far parte della schiera di vittime di Eduardo Tartaglia, il produttore cinematografico-broker finanziario arrestato ieri – per la terza volta – con l'accusa di truffa. Avrebbe svuotato i conti correnti degli sventurati che gli affidavano piccole fortune per fare la bella vita, e non solo. In pratica, una catena di Sant'Antonio di bugie che, alla fine, lo hanno portato in manette.

Ma le indagini sulla gestione allegra delle finanze altrui è appena all'inizio. Secondo una prima stima, sarebbero almeno 10 i milioni “bruciati” da Tartaglia, già coinvolto in altri due procedimenti penali: quello sul riciclaggio dei soldi della camorra in Svizzera e l'altro sul buco da 8 milioni nel bilancio del Fondo edifici di culto, di cui era responsabile suo cugino, l'ex vicecapo dei Servizi segreti Franco La Motta (finito poi ai domiciliari).

“Posso quantificare le mie spese in una media di 20-30mila euro mensili... tali somme provenivano dai soldi che io sottraevo di volta in volta ai clienti che riuscivo a procurarmi – ha spiegato a verbale Tartaglia – oltre che per il mio piacere personale devo dire che avevo necessità di mantenere un alto tenore di vita, proprio perché questo mi era utile a rappresentare all'esterno la mia credibilità, il che mi consentiva di continuare a raccogliere il risparmio dei miei clienti”.

Agli atti dell'inchiesta ci sono numerosissime intercettazioni telefoniche e ambientali che raccontano un sistema criminale studiato alla perfezione, dove si allunga – per ammissione degli stessi protagonisti – anche l'ombra dei servizi segreti.

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di Simone di Meo
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