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La guardia di finanza di Salerno scopre maxi frode carosello per oltre 180 milioni di euro


La guardia di finanza di Salerno scopre maxi frode carosello per oltre 180 milioni di euro
07/03/2012, 09:03

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 2 soggetti, rispettivamente amministratore di fatto e di diritto di una società di Salerno (nonché padre e figlia), operante nel settore della commercializzazione di prodotti hi-tech, per emissione ed utilizzo di fatture false per oltre 180 milioni di euro.

In particolare, a seguito di un’attività di verifica fiscale, i militari hanno accertato il coinvolgimento della società in un’ingente “frode carosello” all’IVA, meccanismo fraudolento particolarmente diffuso nel settore merceologico in questione, finalizzato al raggiungimento di un risultato evasivo ed all’incremento dei profitti derivante dallo sfruttamento dei vantaggi concorrenziali legati alla possibilità di praticare prezzi “al dettaglio” maggiormente competitivi. I primi sospetti sono nati dal fatto che la società verificata, esercente il commercio al dettaglio di prodotti di telefonia mobile e per l’informatica mediante un punto vendita nel centro di Salerno, aveva avuto un aumento esponenziale del proprio volume di vendite, passando da un valore di Euro 1,5 milioni per l’anno 2006 ad oltre 63 milioni comunicati per l’anno 2009. La stessa, inoltre, sostanzialmente priva di depositi, personale e mezzi che potesse giustificare un aumento vorticoso del giro di affari in pochissimi anni, era di fatto gestita da G.G. (dipendente di un istituto di credito) benché intestata formalmente alla di lui figlia.

Gli esiti delle attività ispettive consentivano di accertare il coinvolgimento del soggetto economico in una vasta e complessa frode attuata al di fuori dei confini regionali con il ruolo di “filtro”, interponendosi tra società “cartiere” e reali beneficiari non solo della merce ma anche della condotta fiscalmente vietata. Infatti, la società locale da un lato riceveva fatture false da “società di fatto inesistenti” e dall’altro emetteva fatture per operazioni in realtà non avvenute nei confronti dei clienti finali. Le società cartiere e quella beneficiarie venivano individuate in varie regioni d’Italia, tra cui Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. In sostanza, la vendita solo “cartolare” mediante false fatture era finalizzata a regolarizzare acquisti avvenuti da paesi comunitari che, in quanto tali, non permettono la detrazione dell’IVA.

Nel corso delle attività ispettive, si aveva modo di accertare che l’amministratore di fatto (nel frattempo divenuto amministratore di diritto) aveva trasferito “funzionalmente” la sede della società in Verona, continuando – nonostante le investigazioni in corso – ad attuare la recidiva condotta di utilizzo ed emissione di documenti contabili falsi, penalmente rilevanti.

Il danno per l’erario conseguente all’evasione dell’IVA, ammonta ad oltre 20 milioni di euro.

Contestualmente, su richiesta della Procura della Repubblica, il G.I.P ha disposto il sequestro per “equivalente” – esteso ai reati tributari con la Legge Finanziaria per il 2008 – di tutte le somme giacenti sui rapporti di natura finanziaria (conti correnti, titoli, libretti di deposito etc..) intestati ai due soggetti destinatari della misura restrittiva.

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di Redazione
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