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Strategia del terrore nella faida a nord di Napoli

La guerra di Scampia a colpi di bombe a mano


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La guerra di Scampia a colpi di bombe a mano
17/12/2012, 11:55

NAPOLI – Un vero e proprio salto di qualità quello della faida di Scampia per il controllo del narcotraffico. Dopo gli omicidi di camorra, di cui l’ultimo davanti al portone di un asilo, la criminalità organizzata alza il tiro di una strategia del terrore che non solo sta insanguinando l’area a nord di Napoli, ma sta gettando nello scompiglio l’intera società partenopea. La nuova camorra, come fu per l’NCO di Cutolo, cambia metodologia e pensa alle bombe più che alle pistole e ai kalashnikov. Infatti da quando un mesetto fa ne furono ritrovate ben sette insieme a materiale plastico ad armi da guerra vicino ad un cassonetto dei rifiuti all’Arenaccia, circostanza che fece scattare l’allarme stragista delle nuove organizzazioni sempre più giovani e crudeli, ritorna adesso il terrore di una possibile strage di Natale che i clan potrebbero preparare. Per questi motivi, tutt’altro che da sottovalutare, torna l’allarme di Istituzioni, magistratura ed inquirenti per una polveriera pericolosissima che potrebbe esplodere da un momento all’altro. L’ultimo utilizzo di materiale esplodente risale allo scorso sabato quando nel lotto G di Via Ghisleri a Scampia è stata fatta esplodere una bomba in un parcheggio che ha causato danni a 9 autovetture ed il ferimento di due ragazzini. Gli investigatori hanno accertato che si tratta di un ordigno rudimentale, in pratica una bomba di fabbricazione ceca. E’ una paura pienamente condivisibile quella del presidente dell’VIII Municipalità Angelo Pisani che continua a chiedere l’intervento dell’Esercito a garanzia dell’incolumità pubblica. L’Allarme giunge anche da un preoccupatissimo Sandro Pennasilico, da tre anni a capo della DDA partenopea e prossimo procuratore di Torre Annunziata. Pennasilico traccia un bilancio incredibile per la lotta alla criminalità: 7mila le misure cautelari firmate dalla procura napoletana e 1200 gli arresti a fronte di una guerra senza confini e senza quartieri che sta uccidendo anche la speranza.

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di Rosario Lavorgna
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