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Per ricordare che la mafia è forte ora più che mai

La "Marcia delle Agende Rosse"


La 'Marcia delle Agende Rosse'
28/09/2009, 09:09

Roma, 26 settembre 2009. 
Un gruppo di persone sfila partendo da Piazza della bocca della Verità; tra le mani i manifestanti stringono delle agende rosse; rosse come quella che ha scrupolosamente aggiornato Paolo Borsellino fino al giorno del suo assassinio. Ad organizzare l'evento è il fratello del magistrato che lo Stato dice essere stato assassinato dalla mafia. Salvatore Borsellino infatti non usa mezzi termini e parlando alla folla denuncia: "Quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. [...] Hanno messo in galera un po’ di persone – tra l’altro condannate per altri motivi e per altre stragi – e in questa maniera ritengono di avere messo una pietra tombale sull’argomento”.
Con Borsellino ci sono anche Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Antonio Di Pietro, Gioacchino Genchi e numerosi nomi noti e meno noti del panorama politico italiano. Si manifesta in maniera ordinata, senza simboli di partito a precisare che, quel rosso, non ha nulla a che vedere con quello che s’abbina alla falce e al martello. Il percorso di questa marcia d’agende rosso fuoco è sostenuto da persone vibranti, calde, ferventi, appassionate, impossibili da strumentalizzare è da zittire. Peccato, però, che i partecipanti a questo genere di manifestazioni che sono insieme di rabbia e amore sia sempre troppo esiguo…il motivo per le assenze è quasi sempre lo stesso: “Devo lavorare”. Lavorare per uno Stato complice di un mafia ora più sordida e “furba”; più silenziosamente letale rispetto a quella che faceva stragi, attentati, vere e proprie guerre armate per il controllo del territorio.
La mafia moderna è un tumore maligno che, ogni volta, viene diagnosticato troppo tardi per essere debellato. La mafia moderna, molto spesso, contagia in modi e spirito anche chi mafioso non lo è direttamente; è la "piccola" anima malavitosa individuale delle prepotenze, delle omissioni, delle reticenze; delle “magagne”. Eppure, quell’agglomerato folto e stretto somigliante a sangue raggrumato, un importante segnale di presenza lo ha dato. Anche Marco Travaglio e Beppe Grillo sono intervenuti, seppur in collegamento telefonico, ad esprimere il loro interesse ed il loro appoggio alla manifestazione.
La prossima volta, ne siamo sicuri, ci saranno ancora più persone a partecipare a quest’urlo apolitico lanciato per invocare ciò che ogni Stato democratico dovrebbe garantire: la giustizia. Giustizia che si fa decidendo di punire i reali colpevoli, riformando un sistema sempre più marcio e dando ai giovani maggiori speranze rispetto ad un lavoro (ed un futuro) precario. Una giustizia che, al di la dei discorsi di retorica stirpe, il cittadino, a volte, è costretto a pretendere agendo con forza e coraggio; fin quando chi governa il paese non lascerà la concreta e reale lotta alla mafia a qualche volontario impavido e, come qualcuno dice, un po’ suonato.

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di Germano Milite
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