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La mia disobbedienza civile: la dichiarazione del Vice Sindaco Tomaso Sodano


La mia disobbedienza civile: la dichiarazione del Vice Sindaco Tomaso Sodano
03/10/2013, 16:55

NAPOLI - La sentenza a mio carico emessa dal Tribunale di Nola ( rispetto alla quale ricorrerò in appello) è relativa ad una vicenda politica di cui vorrei chiarire alcuni aspetti, trattandosi di una battaglia per la legalità e la democrazia di cui vado fiero. Nel merito e nel metodo, perchè si è trattato di una contestazione contro una speculazione commerciale non trasparente e perchè non ho mai aggredito nessuno. Una sentenza che per altro arriva -e questo mi conforta- proprio nel giorno in cui, a Milano, Erri De Luca parlava agli studenti universitari in merito al diritto alla disobbedienza civile, dopo aver preso posizione nelle scorse settimane a favore dei movimenti della Val di Susa contro il Tav, e quando cresce come un fiume carsico, facendosi battaglia nazionale, la mobilitazione della popolazione di Giugliano contro l'inceneritore e contro le mafie che avvelenano la terra e l’acqua con il fenomeno della “terra dei fuochi”.
 E' il tema del diritto a resistere da parte dei territori e dei cittadini di fronte ad un intervento delle istituzioni percepito come dannoso e ingiusto, è il tema delle occupazioni di piazze o sedi istituzionali in segno di dissenso e protesta verso provvedimenti ed atti che, pur ammantandosi formalmente del bollo istituzionale, vengono contestati dai territori e dai cittadini. Si tratta di azioni civili e politiche che non possono essere ridotte a mera questione di ordine pubblico. Da Hannah Arendt a Don Milani fino ai giorni nostri: la tradizione di pensiero si è da sempre interrogata sul tema. Dunque, questo anno che mi è stato comminato dal Tribunale, francamente, io lo vivo così: figlio di una battaglia politica, di una azione di protesta civile compiuta in direzione della trasparenza, della democrazia e della legalità. Da consigliere comunale di Pomigliano ho protestato, unitamente ad altri consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, in quanto era stato convocato, dalla giunta monocolore, un Consiglio Comunale per il quale era prevista la partecipazione del pubblico ad invito. La convocazione era illegittima in quanto contraria alle leggi ed allo stesso regolamento del Comune. I consigli comunali sono, infatti, aperti al pubblico oppure possono essere chiusi  in casi eccezionali. Non è prevista, dunque, la convocazione di un consiglio comunale che limiti l'accesso al pubblico, ovvero selezioni la partecipazione della cittadinanza. Il Consiglio non è una serata di gala, non è una festa privata. Dunque protestammo per impedire che si svolgesse un consiglio comunale illegittimo, perché contrario alle regole della democrazia e della partecipazione.  Erano mesi  che nella città di Pomigliano si sviluppava un dibattito acceso che vedeva coinvolte associazioni, mondo della Chiesa, cittadini e commercianti sul futuro produttivo e della  distribuzione commerciale, anche per il rischio di investimenti di imprenditori collusi con le organizzazioni criminali, come era già accaduto negli anni precedenti  in zona vesuviana.  Ed è da rilevare che su questi temi  c’erano state mie denunce puntuali alle forze dell’ordine ed all’autorità giudiziaria.
 Ma perchè la Giunta scelse quel tipo di convocazione (illegittima)? Perchè in quella seduta si tentava di adottare una deliberazione altrettanto illegittima e contraria agli interessi della popolazione e del territorio. Lo scopo, infatti, della maggioranza del consiglio comunale era quello di approvare l'insediamento di centri commerciali senza una preventiva e doverosa modifica del piano commerciale e dello stesso piano regolatore. Non a caso a protestare furono non soltanto i consiglieri di opposizione, ma anche i consiglieri della stessa maggioranza. Furono ovviamente attimi concitati, in cui cercammo di aprire le porte per consentire ai cittadini di entrare ed assistere al consiglio, perchè si rendessero conto dell'illegittimità dello stesso e del provvedimento che si voleva approvare. In questo frangente, di ressa e concitazione, mentre alcune persone dall'esterno facevano ingresso, ovviamente in una modalità caotica, si colloca la presunta violenza verso una vigilessa. Mai ho aggredito qualcuno, essendo la violenza fisica quanto di più distante ci sia dal mio carattere e dai miei valori.  La presunta violenza è un episodio di spiacevole strumentalizzazione con il quale si è voluto colpire quindi una battaglia politica che, invece, rivendico, perchè rientra nell'occupazione di luoghi istituzionali quando, in questi stessi luoghi, si tenta di approvare atti illegittimi ed ingiusti, scavalcando e riducendo al silenzio i territori e i loro abitanti.

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di Redazione
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