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LA MORTE DI VITTORIO FOA


LA MORTE DI VITTORIO FOA
21/10/2008, 08:10

Questa mattina si è spento Vittorio Foa, un protagonista della sinistra italiana e del Sindacato, uno dei padri della Repubblica, un lucido e serio intellettuale.

Nato a Torino nel 1910, studia nello stesso liceo dove un giovanissimo Giancarlo Pajetta è tra i più attivi antifascisti

Vive la sua gioventù nella città delle fabbriche occupate, dove si agitavano le idee di Gramsci, di Togliatti attorno alla battaglia per i consigli operai ed il giornale Ordine Nuovo. Erano gli anni della religione laica di Piero Gobetti che nella sua “rivoluzione liberale”, poneva la libertà e la democrazia come obbiettivi decisivi per una politica che rispondesse ai bisogni della gente.

Foa è amico del pittore Carlo Levi, di Massimo Mila e segue le lezioni di Luigi Einaudi. Giovanissimo si laurea in Economia con il massimo dei voti; saranno proprio due articoli economici di forte critica per l’ I.R.I. e per le sue acquisizioni delle aziende siderurgiche e per il salvataggio di Banca Commerciale e Credito Italiano, che lo faranno notare dalla polizia segreta del regime.

Aderisce al movimento di Giustizia e libertà e nel 1935, all’età di 25 anni viene arrestato e condannato a nove anni di reclusione che trascorrerà nel carcere di Civitavecchia, dove conoscerà tutti gli antifascisti più conosciuti.

Liberato dopo otto anni, alla caduta del regime fascista, trova il tempo di far parte del gruppo di coloro che costituiscono il Movimento Federalista Europeo sotto la direzione di Altiero Spinelli. Parteciperà alla Resistenza ed alla fine della guerra sarà eletto deputato alla Costituente.

Finita l’esperienza del Partito d’Azione si iscrive al PSI e comincia a lavorare nella CGIL di Di Vittorio dove svolgerà importanti ruoli di direzione, fino ad arrivare al ruolo di Segretario Confederale a fianco a Novella ed a Luciano Lama.

Sarà deputato fino al 1984 e sarà interprete di una stagione di scissioni nell’area socialista, aderendo nel 1964 al PSIUP, poi al Pdup, a Democrazia proletaria, al PDS ed infine al Partito Democratico.

Molti lo ricordano come politico ed antifascista, mentre noi pensiamo, che Foa è stato un vero Sindacalista, innovatore e perbene, un vero dirigente del movimento sindacale.

La sua collaborazione per la stesura del Piano del Lavoro della Cgil del 1950, la formazione di un gruppo di giovani intellettuali tra i quali primeggiava Bruno Trentin, la sua elaborazione della struttura del Contratto Nazionale del Lavoro, la sua battaglia a favore dei diritti dei lavoratori.

La sua battaglia per la unità sindacale è sicuramente la sua più importante presa di posizione. Fu il primo sindacalista a rinunciare alla carica di deputato scegliendo il sindacato quando si pose la scelta della incompatibilità tra i ruoli politici e quelli sindacali.

Vittorio Foa era una persona perbene, onesta fino al sacrificio, semplice e disponibile, un grande sindacalista, un vero democratico, un convinto socialista.

Era molto convinto che l’esempio fosse importante per la formazione dei cittadini: il suo esempio per molti di noi è stato un riferimento ed un modo di essere. Non lo dimenticheremo mai.

 

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
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