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La questione Ruby è un fatto di sesso?


La questione Ruby è un fatto di sesso?
21/01/2011, 15:01

In questi giorni che sta esplodendo la vicenda delle prostitute che vanno regolarmente a casa Berlusconi, assisto in TV ad uno spettacolo che mi dà da pensare. Gli esponenti del Pdl e della Lega che vengono invitati ai vari dibattiti (ma anche molti conduttori) inquadrano la vicenda sotto il profilo sessuale: se si faceva il bunga-bunga, se le ragazze facessero sesso o meno con Berlusconi, Emilio Fede e Lele Mora e così via. Ma se il problema fosse questo, la magistratura non c'entra. La vicenda è ben altra.
Innanzitutto, il problema non è che Berlusconi andasse a puttane. Quella è una cosa che fanno regolarmente milioni di italiani. Anche se di solito si accontano di prestazioni meno stravaganti e più economiche. Il problema è che tra le tante prostitute ce ne fosse almeno una minorenne. E che Ruby fosse una prostituta non c'erano dubbi. Solo gli artisti (cantanti, attori, scrittori, pittori, ecc.) e le prostitute hanno bisogno di un nome d'arte. E una cubista, se si limita a ballare sul cubo, resta un corpo ma senza un nome. Quindi, non essendo Karima El Maghroub una scrittrice o una cantante o una attrice o una pittrice, non aveva altri motivi per scegliere un nome d'arte. Inoltre traditrice è stata la fretta con cui Berlusconi ha telefonato in Questura, nello scorso maggio, per farla liberare. Tanta fretta dimostra che voleva evitare che la ragazza parlasse con magistrati e poliziotti, magari per rivelare qualcosa di compromettente per lui. Ovviamente tali deduzioni non bastano per un processo, ma spiegano come possano nascere certi sospetti nella mente dei magistrati.
Il secondo punto è: chi organizzava queste prostitute che ogni 20 giorni, in media, andavano ad Arcore? I magistrati dicono: Mora, Fede, Minetti. E questo è sfruttamento della prostituzione, un altro reato grave. Già ho sentito qualcuno dire: "Ma Fede è ricco, figurati se aveva bisogno di intascare soldi". DIscorso sbagliato: si ha sfruttamento anche quando se ne ha quella che in termine tecnico viene definita "altra utilità". Il termine comprende qualsiasi vantaggio materiale o morale. Se io porto una prostituta al mio capo per avere la promozione o una maggiore considerazione, anche quello è sfruttamento.
Il terzo punto è la concussione. Sento sempre dire: "Non c'è concussione perchè Berlusconi ha telefonato solo per informarsi e anche il responsabile della Questura ha detto che non ci sono state minacce". Ora, se anche fosse vero che è stata fatta una sola telefonata (in realtà le telefonate sono andate avanti per 6 ore circa), è chiaro che basta il solo fatto che uno dica: "Sono il Presidente del Consiglio" e già c'è tutta la pressione necessaria a far scattare il reato. Inoltre, le persone con cui Berlusconi ha parlato, devono dire per forza che non c'è stato nulla di male. Altrimenti, essendo direttamente dipendenti dal Ministro dell'Interno, rischiano di essere mandati ad altri incarichi meno prestigiosi; oppure, possono rischiare altre conseguenze. Maroni farebbe questo? Non lo so, ma il rischio c'è in qualunque caso, quale che sia il nome del titolare del Ministero.
Come si vede, non c'è niente di privato o di pruriginoso. Certo, i giornali certe cose le pubblicano perchè attirano i lettori. Ma le tante telefonate intercettate sono state utilizzate al fine di creare il contesto probatorio intorno agli imputati. Mi spiego: se fosse stata intercettata solo una prostituta, i tre imputati potevano dire: "Ma quella è pazza, sta mentendo". Ma è più difficile, quando la stessa cosa è ripetuta da 20 ragazze diverse, in modi e momenti diversi.
Infine, un paragone che vedo fatto spesso, quello col caso Marrazzo. Ma è un paragone improprio: Marrazzo non aveva commesso alcun reato, anzi era stato vittima; qui invece abbiamo reati precisi contestati a Berlusconi. L'unico punto in comune è l'aspetto etico: in entrambi i casi è stato violato l'articolo 54 della Costituzione, che impegna coloro che hanno cariche pubbliche ad avere un comportamento inappuntabile, nel pubblico come nel privato. Ma passato questo punto, subito le strade si divaricano: Marrazzo si dimise subito; mentre Berlusconi ha già detto che non si dimetterà mai.

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di Antonio Rispoli
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